lunedì, 30 gennaio 2006

L’INVASIONE DEL NANO MALEFICO DA GIARDINO.

ATTENZIONE SPRANGATE PORTE E FINESTRE! IL NANO MALEFICO DA GIARDINO, AL GALOPPO DELLA PAR CONDICIO E IMBARCCIATE LE SUE ARMI MIGLIORI (MEDIA E SOLDI), E’ DECISO A NON MOLLARE NEANCHE UN FILO D’ERBA DEL SUO GIARDINO (L’ITALIA).

Questo è quello che mi si è imposto alla vista oggi, in stazione centrale a Milano. Vergogna, ma che vergogna! E penso a tutti gli stranieri che arrivano e vedono questo orrore! e gli slogan da supermercato! io non ho parole! dite qualcosa voi!

 

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categoria:politica
mercoledì, 25 gennaio 2006

PRENDO LE DISTANZE DA ME  per qualche giorno. ho bisogno di riflettere. lascio il miei sparuti visitatori in compagnia della mia canzone in assoluto preferita. quanti di voi sanno di chi è l'autore?

Autodafè
Prendo le distanze da me perché non voglio avere niente a cui spartire con me, da condividere con chi come me non fa nulla per correggersi : sono il mio nemico, il più acerrimo. Carceriere di me stesso con la chiave in tasca invoco libertà ma per adesso so che questa cella resterà sprangata a triplice mandata dall' interno : sono l'anima dannata messa a guardia del mio inferno. Reprimo ogni possibile "me", inflessibile, inarrestabile nel mio restare fermo immobile, segno i giorni scorrere sul calendario, faccio la vittima, il mandante ed il sicario.. Sono l'Uomo Nero che turbava i sogni quando li facevo, credevo di esser libero ma non mi conoscevo come adesso ed ego non mi absolvo neanche quando mi confesso dei peccati che ho commesso - e guido un autodafè - In cattiva compagnia soprattutto se sto solo, negativo come i G in una picchiata, prendo il volo, salgo, stallo e aspetto il peggio, che non sta nella caduta ma nell'atterraggio come dice Hubert. Malato immaginario più di quello di Molière, sono il mio gregario e mi comporto da Salieri e non chiedermi il perché, che come il Tethered quando perdo il filo poi non mi puoi più riprendere..
Caro amico non ti scrivo, non ti cerco e non ti chiamo mai, batti un colpo se ci sei e se stai ascoltandomi, strappami da questo mio torpore atarassico, mi son perso dentro un parco che è giurassico e non trovo vie d'uscita : vieni a prendermi o precipito, scivolo come Maximillian verso il buco nero del fastidio : nel tedio per me non c'è rimedio e me ne accorgo perché sono sotto assedio mentre tu mi fai l'embargo. Critico, m'arrampico su cattedre che non mi spettano e mi accorgo solo dopo un attimo che esagero : ma come al solito il danno fatto è irreparabile, la storia è irreversibile, la mia memoria è labile e lavabile.. Abito quest'ombra con contratto ad equo-canone pagando la pigione all'abitudine e prendendo l'eccezione come regola di vita : sto di casa a pianterreno e gioco a fare lo stilita.. Vago, divago, come il dr. Zivago io mi sbraccio e non mi vedi, cerco mani e spesso trovo piedi, cerco fumi e trovo lumi che mi bruciano, ed io so bene che le cicatrici restano. Carta, penna e poco più per stare a galla, nella testa il mio pensiero è come un ragno in una bolla : seduto in riva al fiume aspetta di veder passare il mio cadavere.. pazientemente...

pazientemente...

postato da: dilaniagrini alle ore 21:41 | Permalink | commenti (9)
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martedì, 24 gennaio 2006

NERO

mi si pone un dubbio. una via scura  è a destra e un'altra via scura è a sinistra. Dilania mi volta le spalle arrabbiata e delusa. Io non sono da meno. Dilania lascia un cassetto semi aperto. E il suo cassetto. quello dei suoi scritti. Quello che custodisce malgrado tutto. Ora sente, come lo sento io, che non ha più senso proteggerlo e custodirlo. troppo deluse e amareggiate  perchè quel cassetto possa essere ancora prezioso. Ormai non le appartiene più e io non lo voglio più. persa nel dubbio di dare veste grafica al vecchio grande fantasma che  rappresenta Dilania quando ancora era pulsante e bruciante di vita. .  Prima che si ritirasse nell'ombra a vivere del suo stesso rancore e disillusione. allontanare tutto da noi definitavamente. mettere la parola fine ... e voltare ... non so.

postato da: dilaniagrini alle ore 15:04 | Permalink | commenti (6)
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sabato, 21 gennaio 2006

Psilocybe  3/3

....

-         Vedrai che il tuo mentore ti aspetta!

-         Se il mio mentore aspetta noi, fa in tempo ad invecchiare, visto che siamo in piena collina perse chissà dove ed è assurdo pensare che il mio mentore sia lì sta sera, che voglia fare il mio mentore, e soprattutto io non ho bisogno di un mentore, ma di un editore.

-         Ah,… ma no, ascolta me, hai bisogno di un mentore. Io ti faccio da agente, tu cambi stile e il mentore ti dice cosa devi scrivere.

-         Ah, sono commossa, non piaccio neanche a quella che si spaccia per mia agente. Ho sicuramente un futuro.

Potrei anche deprimermi adesso, ma rido anzi ridiamo perché, dopo aver trovato qualche incoraggiante cartello che indicava la “Sorgente Solforosa” abbiamo perso di nuovo le tracce del posto. Stiamo percorrendo una stradina sterrata al buio in un posto sconosciuto alla ricerca di un luogo che puzza di buco di culo giallo. La stradina finisce davanti a un cassonetto.

-         Val, il posto non lo abbiamo trovato. Niente cibo, niente vino, niente torta e niente trota. Però se vuoi buttare la monnezza….

-         Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!!

-         Guarda! Guarda!

-         Cosa! non mi strattonare!

-         È lì!

Meraviglia delle meraviglie! Sulla nostra sinistra appoggiata alla collina, con davanti un laghetto c’è una piccola casetta bianca, attorniata da tanti bei tavolini. Luci e calore filtrano dalle sue ampie finestre e noi ci sentiamo alla fine di molte cose. Stanche, affamate, bisognose di luce e affetto. Non ci siamo perse, non dobbiamo tornare indietro senza neanche scendere dalla macchina. Proseguiamo fino al parcheggio, scendiamo incredule. Non possiamo soffermarci troppo a guardarci intorno perché piove. E allora entriamo.

Una luce calda e allegra ci accoglie, al centro della stanza sta un camino aperto sui quattro lati, ci sono molti tavoli apparecchiati e un piccolo palco con una groosssa batteria!

Oohh! Oohh!

Non risponde nessuno. In fondo, dalla cucina, fuggevoli sagome passano veloci dai fornelli alla dispensa … dispensa … torta.

Val si dirige verso il bagno mentre un uomo si avvicina a noi, lei mi dice di non dire niente del sito.

Il tipo mi si mette davanti a braccia incrociate, sorride visibilmente incuriosito, come se qualcosa fosse terribilmente buffo. Se si guardasse il cappello riderebbe sicuramente di sé. Il cappello!!!!! Folgorazione!! Il capello a scacchi bianchi e neri!!! La foto! Il sito!! E’ lui! Il mio uomo! Il cuoco!!! Balbetto qualcosa tipo ciao scusa abbiamo fame…

Ma non tiene, io so che lui sa che io so…. E mi dice:

-         Ora tu mi spieghi come mai siete capitate qui…

-     Eh! - Val non c’è, non torna, io non riesco a dire, cosa dico, non so!

-         Eh sai, abbiamo seguito il link del tuo sito e allora abbiamo visto il sito…

-         Ah, si? Quale sito?

-         Eh! Quale sito? Quello della casa… no, non lo so bene, devi fartelo dire dall’altra ragazza che è lei che lo ha trovato.

Ho fatto di nuovo la rana dalla bocca larga. Cosa mi aveva detto Val? Di non dire niente del sito! E allora perché mi ha lasciata sola mentre avevo la folgorazione? Ecco cosa succede poi!

Val torna, io ho la faccia colpevole.

-         Beh?

-         Beh?

-         Non ti sei neanche seduta?

-         No, non sapevo quale tavolo scegliere, sono tutti prenotati.

-         Come prenotati?

-         L’ha detto lui, c’è il concerto stasera!

Intanto lui torna da noi. La prima cosa che chiede è quale sito. Val mi fulmina e mi dice perché l’ho detto? Io gli rispondo che non sapevo cosa dire, e poi lei mi dice, ma uffa, io gli dico che vuoi da me, e insomma e poi …il tipo ci sta guardando ancora più divertito.

Val gli spiega che il sito è quello del gruppo indipendente di artisti… quello …

- A Si! Ho capito!

Lui ci guarda, la domanda c’è l’ha scritta in faccia ma Val magistralmente gli risponde con un'altra domanda:

-          Fate pesca sportiva?

-         Ah, il laghetto?

-         Si, io pesco - ma non è vero, che dice! Ha una canna da pesca comprata l’altro ieri all’iper coop per 17 euro - Ma poi i pesci si possono portare via?

-         Beh veramente no!

-         E perché no? – Val si sta alterando,un uomo le ha detto un no, solo che questo uomo è il cuoco, non bisogna mai contraddire un cuoco. Massimo rispetto ai cuochi, accidenti Val.

-         Beh, sai, io non ripopolo il laghetto quindi se si tolgono poi non ne restano e inoltre ci sono solo carpe che sono piene di spine, insomma di solito non si mangiano.

-         Ah! Insomma, io devo fargli un buco nel palato e poi non mangiarle, così senza scopo, a che serve?

Il cuoco deve decidere se inalberarsi o prenderla a scherzo, mi guarda, io sorrido imbarazzata. Val prova a rincarare la dose, allora intervengo io a dirle la cosa più ovvia ovvero così è, se non ti piace non fare la pescatrice. Val capisce, meno male, capisce che sta sparando cazzate.

Il cuoco ci fa sedere. Sto intensamente sperando che si accorga che siamo in funghetto o addizionate con qualche sostanza, lo spero, altrimenti ci prende per due deficienti.

Ma lui sorride dolcemente, riattizza il fuoco, ci fa accomodare e ci chiede cosa vogliamo mangiare, ci consiglia il vino, sorride con noi. Anche Val sembra aver seppellito l’ascia di guerra.

Poi ci porta un sacco di cose buone, il vino ottimo e il camino che crepita accanto. Poi arrivano i musicisti. Io rido abbastanza apertamente perché non li fanno più così. Ma da dove sono usciti? Sembrano  appena scappati da Woodstok quello degli anni ’70 però!

Ma sono tranquilli. Noi, uniche clienti, continuiamo a mangiare e a chiacchierare con il cuoco. Val subito gli intima di spiegarci perché non ci sono i libri i Bukowski come chiaramente indicato nel sito.

Il cuoco spiega con il suo sorriso gentile. Capisco, la sta piano piano disarmando … Eh! Eh! Pesciolini nel laghetto iniziate a festeggiare! Nel gelido cuore Val si sta creando una breccia! Magari il cuoco è sposato con 4 figli, ma non è questo che conta, è importante quello che provoca in Val.

Non la riaggredisce, la mette a suo agio. Di solito Val è a suo agio quando non ci sono uomini sconosciuti…

Ci vizia e ci sazia con cose buone e calde e il vino è proprio quello che ci voleva. Ah! Ora mi sento in pace, tranquilla, con gli occhi di fuori ma tranquilla. Finisco con calma il mio piatto e poi forse…. La torta.

-         Andiamo?

-         Dove?

-         Via, andiamo?

-         No perché?

-         Voglio fumare qui non si può.

-         Vai fuori.

-         Piove.

-         C’è il pergolato.

-         Ci sono i cantanti.

-         Sono capelloni ma non mordono.

-         E dai vieni con me.

-         Sto finendo di mangiare.

-         Dai finisci che poi ce ne andiamo.

-         No, vai a fumare, poi torna e poi con calma decidiamo.

-         E dai!

-         No!

-         Uffa!

-         E vai!

Mi metto con le spalle nel camino, che posto strano, o forse siamo noi strane. Stranite ma anche strane. La costante sensazione di non avere un posto nel mondo è l’energia che mi unisce così profondamente a Val. In effetti siamo due donne, ragazze, strane, con tante amiche, pochi uomini, molti sogni troppe frustrazioni e la voglia di fare qualcosa per qualcuno, di essere parte di un qualcosa, di trovare qualcosa che ci rappresenti, con il quale poterci identificare. Noi grandi donne emancipate indipendenti, tendenti alla depressione, tendenti alla nevrosi, tendenti alla lotta, tendenti all’arte, verso un’innocenza che non ci serve ma che non abbandoniamo.

-         Andiamo?

-         Val ma che palle!

-         Il tuo mentore non c’è.

-         Non ho bisogno di un mentore.

-         Uffa.

-         Uffa tu.

Val alla cassa parla con il cuoco dopo un po’ mi avvicino. Ci offre dell’ottima grappa. Qui tutti hanno dell’ottima grappa fatta da loro. Ci spiega i segreti della distillazione casalinga.

Usciamo. Sento su noi il suo sguardo divertito.

Fuori piove ancora, è tutto buio. Le ruote della macchina scricchiolano sul brecciato. Abbiamo ancora tanta benzina e le strade da scoprire sono ancora tante.

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categoria:racconto
giovedì, 19 gennaio 2006

E chi è venuta a trovarci a casa??? LA SFIGA!!

che ci ha fatto subito un bel regalo martedì palesatosi in una mia caduta in scooter. E ora ho le ginocchia blu. Entrambe.  Così mercoledì Val mi ha dovuta accompagnare in un posto e uscite da lì siamo andate a cena fuori. Tralascio i dettagli, fatto sta che quando ci siamo decise sul posto avevamo una fame porca e abbiamo trangugiato tutto in fretta. I primi erano già morti da giorni e sono stati riesumati per noi e i dolci parlavano tra loro.Ma noi avevamo fame. Uscite da lì Val ha iniziato a sentirsi male. Arrivate a casa ha sboccato.  E' stata male tutta la notte e tutto oggi e quando sono tornata era convinta di avere un avvelenamento da amanita travestita da porcino. A nulla sono servite le mie rassicurazioni (come sempre) e alle otto ha scritto testamento e lo ha appeso in cucina.                                TESTAMENTO DI VAL

"In data 18/01/06 sono stata avvelenata da un piatto di tagliatelle ai funghi che mi sono state servite alle 22.00 presso la trattoria "######" a ########### frazione di ################# provincia di ########.

Quando le tossine avranno annientato tutte le mie funzioni vitali, sarà FINE. Lascio quel poco che possiedo ai miei tre Bubu: #bubu1, #bubu2  e #bubu3 (i suoi cani).

in fede, Val

GOOD BYE CRUEL WORLD   -   I'M LEAVING YOU TODAY   - GOOD BYE  -  GOOD BYE  -  GOOD BYE  - GOOD BYE ALL YOU PEOPLE   -  THERE'S NOTHING YOU CAN SAY  -   TO MAKE ME CHANGE MY MIND -  GOODBYE"

Poi siccome era morente mi ha costretta a guardare un film a mio parere "niente di che, solo molto splatter" , ma lei dice che è bellissimo...  Ma a voi capitano cose del genere? e la sfiga vi viene a trovare?E se mi internano con  un T.S.O, dite loro che non è colpa mia ma sua?

postato da: dilaniagrini alle ore 23:36 | Permalink | commenti (11)
categoria:val e io
lunedì, 16 gennaio 2006

Psilocybe 2/3

...Intanto ridiamo, l’effetto benefico torna su a momenti, non abbiamo neanche bisogno di spiegarci le cose, basta una parola e ci capiamo e ridiamo. Val, ispirata dalla strada mi racconta di quando era felice. Le sue parole formano nitide immagini che mi scorrono sulla pelle facendomi vivere le sue emozioni. E qualcosa di più che empatia. Io vivo quello che lei sta rivivendo e vedo come vede. La strada con tante curve ci permette di addentrarci nei suoi ricordi, ripercorrendo le pieghe degli avvenimenti. Quello che è successo quando era felice e la sua anima era calma e il suo futuro visibile.

Mi racconta di cinque anni fa quando era andata in vacanza per due mesi qua vicino, ospite della mamma di Ernesto a sua volta ospite di due vecchietti Gilda e Abramo.

Gilda al tempo aveva 70 anni e passava le sue giornate a riscrivere la bibbia.

Io vedo questa donna esile seduta ad una scrivania di legno scuro che scrive tra la luce che filtra da una finestra dai vetri leggermente gialli. Poi però chiedo:

-         Ma in che senso riscriveva la bibbia? Inventava nuovi finali o semplicemente la ricopiava su carta?

-         No, lei la commentava e scriveva sul computer .

-         Ah! È perché?

-         Così, e poi una volta, qualche anno fa mi ha chiamata con la sua voce affannata mi ha chiesto se l’avevo letta.

-         E tu l’hai letta?

-         No, ma le ho detto che mi ripromettevo di farlo.

-         E poi l’hai letta?

-         No.

Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!!..... Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! ……..

Si svegliava presto tra i monti Val, andava di buon ora a rubare le patate al contadino, poi tornava a casa e faceva la torta, poi dipingeva e leggeva, passeggiava molto e poi, insieme alla madre di Ernesto mangiavano la torta.

Abramo invece stava dietro alla casa e al giardino e amava leggere micro mega, si arrabbiava se scopriva che Val rubava le patate.

Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!!

Ehi Val, siamo in paese, secondo me se ne accorgono se ridiamo così e ci fermano. Facciamo le serie... Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!!

Ernesto che al tempo era il suo uomo era rimasto in città e veniva a trovare le sue donne nel fine settimana, loro gli facevano da mangiare e a volte accendevano il camino per lui. Lo sottoponevano agli estenuanti racconti di Abramo sulle bombe della seconda guerra mondiale e poi tornava in città. E loro erano quasi felici, le piccole cose del giorno impegnavano la loro mente, parlavano di libri, godevano l’una della compagnia dell’altra e si prendevano spazi per godere della solitudine.

-         Ti faccio vedere la casa dove vivono.

-         Che vuol dire che li andiamo a trovare?

-         No, no, ci avviciniamo solo.

-         Val ci siamo perse sai?

-         A si?

-         Si, ma la benzina c’è, quindi possiamo vedere dove finisce la strada.

-         Io però volevo pescare!

-         E io volevo un’altra fetta di torta.

-         Ed ecco un’altra improvvisa folgorazione mistica, rivisito in fretta alcune pagine lette, le confronto con i dati ed ecco la soluzione.

-         Val, la canna da pesca che hai comprato un mese fa e la mania per i pesci hanno un chiaro e preciso significato fallico.

-         Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!!

-         Ma che cazzata, allora qualsiasi cosa oblunga per te è un simbolo fallico

-         No, no cara, ora ti spiego in modo approfondito la mia teoria. Tu non fai sesso da un sacco di tempo perché sei una romantica pura di spirito e non fai sesso se non sei innamorata. Giusto?

-         Giusto.

-         Poi sei anche fissata che l’uomo di cui ti puoi innamorare deve vedere l’aquila. Giusto?

-         Giusto.

-         Considerato che tu con gli uomini sei aggressiva e non te ne piace uno, sarà difficile che l’uomo che vede l’aquila riesca a riconoscerti sotto i chili di merda che tu gli butteresti addosso, quindi la questione dell’innamoramento con conseguente trombata diventa ardua giusto?

-         Ma che dici? Io non sono aggressiva, non è vero che allontano gli uomini!

-         E non urlare che ci sentono tutti!

-         Ma tutti chi?

-         Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!!

-         Però adesso ti è presa la mania della pesca, forse perché a livello simbolico vuoi prendere un pesce e ti sei comprata uno strumento che ti permetta di creare un ponte tra te e il pesce perché da sola non ce la fai.

-         Ma che dici?

-         Guarda che se il cervello lo domini, le emozioni le reprimi, gli ormoni sono parecchio incazzati, quindi forse, dopo tanto tempo e per fortuna, la madre terra ti richiama alla carnalità per così tanto tempo repressa.

-         Va beh, e quindi?

-         Quindi perché non trombi un po’ e lasci in pace i poveri pesci?

-         Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!!

-         Li sento, lì, nel profondo del loro stagnetto che pregano: “O signore dei pesci ti prego, pensa a noi, falle trovare un uomo che così trombano e noi possiamo restare vivi e con il palato integro!”

-         Ma io non voglio andare con il primo che capita, è una questione di rispetto per me stessa.

-         Non puoi trovare un compromesso tra l’uomo che vede l’aquila e il primo stronzo che ti capita davanti?

-         No!

-         Cari pesci nel laghetto, iniziate a fare la conta per chi si deve immolare, perché questa non cede.

-         Guarda la strada, la riconosco tra poco arriviamo da Gilda e Abramo, chissà se sono ancora vivi, erano già stra vecchi cinque anni fa.

In effetti la strada si è fatta sterrata, sconnessa ed è lunga almeno due chilometri, di inverno restano bloccati nella neve. Alla fine ci fermiamo in un posto a metà tra la casetta di Heidi e un cottage inglese. Val mi guarda

-         Ecco è questa.

-         Ok, e che facciamo? Mi sembra tutto chiuso.

-         E se sono morti?

Continuiamo a restare in macchina e nessuno esce dalla casa. Alla fine Val scende. Io mi preparo a vederla tornare urlante perché ha trovato i cadaveri dei vecchi in putrefazione, o sta assistendo all’ultimo rantolo di vita di uno dei due mentre stringe con amore la mano dell’altro, quando Val rispunta tutta contenta e mi dice di scendere.

I vecchi sono ancora vivi.

Restiamo lì un ora, i simpatici vecchietti sono simpatici anche se un pò sordi. Gilda è come l’avevo vista. Con l’affanno ad ogni parola chiede a Val se ha letto la bibbia.

Val resta seria e con occhi contriti la rassicura sui suoi propositi di leggerla al più presto.

Poi le chiede di Ernesto, poi le chiede di Fedele. Mi chiedo chi sia questo Fedele alla fine capisco che è il fratello, Fidel.

Val risponde che non sta più con Ernesto, ma si vedono spesso anche perché Fedele (Fidel) vive con lui.

-         Ah! Ora sta lui con Ernesto!

Io e Val ci guardiamo fulminee e in sincrono: Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!!

Poi ci ripigliamo, imbarazzate. Bofonchiamo qualcosa, e poi ci portano a visitare il gazebo, la cucina, la dispensa e ci offrono la grappa di prugne con le noci… buona!!!!

Gilda ci da delle crescentine fatte da lei da portare via e ce ne andiamo….

-         Val! Tutto carino ma lo scherzetto dei due vecchietti quando siamo sotto funghetti più. Va bene?

-         Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!!

E poi ricomincia a portarmi nel suo mondo. Quello del dopo quei due mesi, quello della storia della mamma di Ernesto che è una gran donna.

Poi inveisce contro Abramo che costringe la povera Gilda malata di cuore a stare in quella casa di inverno. Perché lui ha detto che lei di inverno non ha neanche bisogno di uscire…. Muore in casa infatti, e tutti si risparmiano un viaggio!

E le torna l’astio per gli uomini. Mi parla di un tipo folle innamorato di lei che è stato a casa sua qualche mese fa. A mente fredda, fa un quadro neanche troppo malvagio del tipo, allora si blocca un attimo e dice che comunque il tipo, sicuramente non aveva visto l’aquila.

Cari pesci, smettetela di pregare e iniziate a fare la conta.

In macchina mi sento di nuovo tranquilla, non devo stare attenta agli scoppi di risa e posso discorrere con Val di tutto senza dover decifrare per qualcun altro il codice comunicativo che usiamo, che Val non si premura di chiarire agli altri. Quando siamo in compagnia le servo da traduttore simultaneo, non solo per le comunicazioni in uscita Val – Altro ma anche per quelle in entrata Atro – Val, visto che tende a capire quello che vuole capire …

-         Val, io voglio un’altra fetta di torta.

-         Adesso che arriviamo al posto la prendi.

-         Ah va beh, e quando ci arriviamo?

-         Mah, non so. Guarda passiamo dal paese natale di Vasco Rossi!

-         E a me che me ne frega io voglio la torta!

-         Potremmo andare da lui a chiedergliela.

La cosa mi sembra fattibile, perché non dovrebbe darmi un pezzo di torta se gliela chiedo?

Visualizzo Vasco Rossi in tenuta da casa sull’uscio tutto tronfio perché ci sono due ragazze alla sua porta ( tralascio il fatto che una è una montanara e l’altra una no global). Allora io gli chiedo per favore un pezzo di torta perché ho molta fame e molta voglia di torta.

Visualizzo l’immensa dispensa di Vasco Rossi, un intero scomparto dedicato alle torte, alle merendine, qualche pezzo di cioccolata qua e là …

-         Si Val, andiamo da Vasco Rossi, lui ce la da la torta!

-         La torta! La torta! Quello ti manda a cagare!

Rifletto su quanto dice Val. Perché dovrebbe?

-         Ma no scusa, io glielo spiego, lui può capire, io ho voglia di torta, eh!

-         Ma che dici! Sai come ride davannalti ai tuoi funghetti? Lui c’ha di tutto e sta a pensare a te che sei in funghetto?

Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!!

Mi ero dimenticata il collegamento Vasco Rossi = uomo = pericolo = aggressività di Val. Però anch’io ho la molla molesta in questo momento.

-         E a me che cazzo me ne frega di quello che si fa lui, io voglio la torta, delle altre sostanze da tossico non me ne frega niente. Chiaro?

Eh non  ti incazzà, se gliela chiedi te la da la torta, va  beh!

-         Allora andiamo?

-         Ma dove?

-         Da Vasco Rossi

-         E che ne so io dove abita!

-         E allora che stiamo a perdere tempo in questo paesello merdoso?

-         Infatti, riprendiamo il cammino perso e vediamo di trovare il posto.

-         Ma sai dov’è?

-         Si, è vicino a sto paese in una frazione in via Cavazza 918!

-         A però! Sta volta ti sei impegnata!

Il viaggio procede, la difficoltà è incontrare qualcuno e decidere chi deve chiedere informazioni prima che il predestinato si allontani ignaro.

E così ne perdiamo tre o quattro prima di trovare un informatore stabile, ovvero un bar ristorante.

Entro io perché in questo momento mi sento la più equilibrata e soprattutto perché Val ha fermato la macchina in doppia fila, divieto di sosta, senso contrario…. Io scappo…

Mi accoglie un vecchio, mi fa ripetere la domanda due volte, si avvia verso l’uscita, torna indietro, dà due indicazioni poi ritratta, poi si avvia verso la vetrata poi torna indietro, io lo guardo priva di espressione, aspetto che finisca il balletto per dirgli che non ho capito niente.

Invece, dopo aver fatto ancora avanti e indietro, spazientito da sé stesso chiama qualcun altro.

Arriva un tipo al bancone, immediatamente seguito da un’altra sagoma io la guardo e resto folgorata.

Ho di fronte, ho di fronte … un alieno. Ha gli occhi oblunghi e neri, la pelle sembra fatta di cera, le mani sono affusolate e adunche. L’alieno travestito da donna cuoca, si fa dire dal  vecchio di cosa necessito. Io la fisso esterrefatta. L’alieno allora si rende conto che io so. I lati della bocca gli iniziano a tremare leggermente, la voce vibra, il rivestimento di cera diventa perlaceo. Io so. E ora io so che tu sai che io so. E aspetto che il rivestimento che porti addosso si apra e spunti l’alieno.

Solo un pensiero fulmineo: e se non fosse un alieno? Sto fissando una donna con evidenti disturbi del sistema nervoso, rendendola ancora più inquieta solo perché …..ma no che dico! È un alieno! Esco e il vecchio mi segue, va da Val e le rispiega la strada. Io sono emozionata appena partiamo comunico a Val la mia scoperta.

-         Ma dai,un’alieno però!

Questa non mi crede! Anzi peggio, mi crede ma non le sembra poi una notizia così sensazionale, le interessa di più arrivare al posto dove c’è il laghetto con i pesci, il mio futuro mentore e la bibliografia completa di Bukowski.

Sono offesa e risentita. Proviamo a cercare il posto, ci perdiamo un’altra volta, ormai è buio....CONTINUA

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categoria:racconto
domenica, 15 gennaio 2006

eravamo in tanti... Nonne, mamme, ragazze, bambine e bambini e ragazzi padri nonni. Eravamo in tanti e nessuno si aspettava così tanti, ci gardavamo stupiti l'uno con l'altro e sorridevamo. E tutti insieme abbiamo camminato, cantato,  ballato, urlato. Donne che solitamente vedo alla Coop intente a scegliere la verdura più bella erano accanto a noi ad urlare " peccato peccato che quando Silvio è nato, l'aborto era vietato" ridendo.molte madri con le figlie camminavano a braccetto fiere. molti cani quà e la che scorazzavano e molti bambini. Pochissima polizia. tanta voglia di farsi vedere di dire ci siamo.    Potete Arrivare fino ad un certo punto, oltre ci sono le donne, quelle che di solito sono ai "fornelli" a dire no. e quante erano! Sul piccolo palco di Piazza Duomo che straboccava, un attore ha recitato una poesia di Sanguinetti, all'ultima frase si è commosso, è riuscito a dire l'ultima parola della poesia e poi è scappato dal palco, piangendo. Questa è l'immagine che ha racchiuso lo spirito di questa manifestazione grande. Commozione e voglia di dimostrare che in questo schifo c'è ancora molta gente che pensa e non si lascia irretire. ecco qualche foto!

postato da: dilaniagrini alle ore 20:24 | Permalink | commenti (25)
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domenica, 15 gennaio 2006

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postato da: dilaniagrini alle ore 18:11 | Permalink | commenti (7)
categoria:politica
venerdì, 13 gennaio 2006

domani si a va a manifestare, penso che saremo in tanti .... e forse "molte più tante"... aspetto pareri da chiunque abbia partecipato...

postato da: dilaniagrini alle ore 23:57 | Permalink | commenti (2)
categoria:politica
mercoledì, 11 gennaio 2006

La mia Musa.

Come dicevo Val è matta. Ora si è convinta che la poliza postale ci controlla e quindi non devo litigare con i fasci... ma se vengono nel mio blog a provocare... Val dice anche che se continuo così mi manda in un internet point  e che tanto mi prendono lo stesso. le faccio notare che tanto arrestano lei e visto che la prendono, tanto vale restare a casa al comodo... e poi lei voleva farsi ricoverare per rilassarsi, l'arrestano è uguale no? Comunque ognuno ha le Muse che si merita e a quanto pare a me è toccata lei. Quindi per farle dispetto posto un racconto, " Psilocybe" completamente inventato e che non si rifà a fatti reali, che la vede come improbabile protagonista. A voi il giudizio!

postato da: dilaniagrini alle ore 00:54 | Permalink | commenti (13)
categoria:val e io