Psilocybe 2/3
...Intanto ridiamo, l’effetto benefico torna su a momenti, non abbiamo neanche bisogno di spiegarci le cose, basta una parola e ci capiamo e ridiamo. Val, ispirata dalla strada mi racconta di quando era felice. Le sue parole formano nitide immagini che mi scorrono sulla pelle facendomi vivere le sue emozioni. E qualcosa di più che empatia. Io vivo quello che lei sta rivivendo e vedo come vede. La strada con tante curve ci permette di addentrarci nei suoi ricordi, ripercorrendo le pieghe degli avvenimenti. Quello che è successo quando era felice e la sua anima era calma e il suo futuro visibile.
Mi racconta di cinque anni fa quando era andata in vacanza per due mesi qua vicino, ospite della mamma di Ernesto a sua volta ospite di due vecchietti Gilda e Abramo.
Gilda al tempo aveva 70 anni e passava le sue giornate a riscrivere la bibbia.
Io vedo questa donna esile seduta ad una scrivania di legno scuro che scrive tra la luce che filtra da una finestra dai vetri leggermente gialli. Poi però chiedo:
- Ma in che senso riscriveva la bibbia? Inventava nuovi finali o semplicemente la ricopiava su carta?
- No, lei la commentava e scriveva sul computer .
- Ah! È perché?
- Così, e poi una volta, qualche anno fa mi ha chiamata con la sua voce affannata mi ha chiesto se l’avevo letta.
- E tu l’hai letta?
- No, ma le ho detto che mi ripromettevo di farlo.
- E poi l’hai letta?
- No.
Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!!..... Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! ……..
Si svegliava presto tra i monti Val, andava di buon ora a rubare le patate al contadino, poi tornava a casa e faceva la torta, poi dipingeva e leggeva, passeggiava molto e poi, insieme alla madre di Ernesto mangiavano la torta.
Abramo invece stava dietro alla casa e al giardino e amava leggere micro mega, si arrabbiava se scopriva che Val rubava le patate.
Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!!
Ehi Val, siamo in paese, secondo me se ne accorgono se ridiamo così e ci fermano. Facciamo le serie... Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!!
Ernesto che al tempo era il suo uomo era rimasto in città e veniva a trovare le sue donne nel fine settimana, loro gli facevano da mangiare e a volte accendevano il camino per lui. Lo sottoponevano agli estenuanti racconti di Abramo sulle bombe della seconda guerra mondiale e poi tornava in città. E loro erano quasi felici, le piccole cose del giorno impegnavano la loro mente, parlavano di libri, godevano l’una della compagnia dell’altra e si prendevano spazi per godere della solitudine.
- Ti faccio vedere la casa dove vivono.
- Che vuol dire che li andiamo a trovare?
- No, no, ci avviciniamo solo.
- Val ci siamo perse sai?
- A si?
- Si, ma la benzina c’è, quindi possiamo vedere dove finisce la strada.
- Io però volevo pescare!
- E io volevo un’altra fetta di torta.
- Ed ecco un’altra improvvisa folgorazione mistica, rivisito in fretta alcune pagine lette, le confronto con i dati ed ecco la soluzione.
- Val, la canna da pesca che hai comprato un mese fa e la mania per i pesci hanno un chiaro e preciso significato fallico.
- Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!!
- Ma che cazzata, allora qualsiasi cosa oblunga per te è un simbolo fallico
- No, no cara, ora ti spiego in modo approfondito la mia teoria. Tu non fai sesso da un sacco di tempo perché sei una romantica pura di spirito e non fai sesso se non sei innamorata. Giusto?
- Giusto.
- Poi sei anche fissata che l’uomo di cui ti puoi innamorare deve vedere l’aquila. Giusto?
- Giusto.
- Considerato che tu con gli uomini sei aggressiva e non te ne piace uno, sarà difficile che l’uomo che vede l’aquila riesca a riconoscerti sotto i chili di merda che tu gli butteresti addosso, quindi la questione dell’innamoramento con conseguente trombata diventa ardua giusto?
- Ma che dici? Io non sono aggressiva, non è vero che allontano gli uomini!
- E non urlare che ci sentono tutti!
- Ma tutti chi?
- Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!!
- Però adesso ti è presa la mania della pesca, forse perché a livello simbolico vuoi prendere un pesce e ti sei comprata uno strumento che ti permetta di creare un ponte tra te e il pesce perché da sola non ce la fai.
- Ma che dici?
- Guarda che se il cervello lo domini, le emozioni le reprimi, gli ormoni sono parecchio incazzati, quindi forse, dopo tanto tempo e per fortuna, la madre terra ti richiama alla carnalità per così tanto tempo repressa.
- Va beh, e quindi?
- Quindi perché non trombi un po’ e lasci in pace i poveri pesci?
- Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!!
- Li sento, lì, nel profondo del loro stagnetto che pregano: “O signore dei pesci ti prego, pensa a noi, falle trovare un uomo che così trombano e noi possiamo restare vivi e con il palato integro!”
- Ma io non voglio andare con il primo che capita, è una questione di rispetto per me stessa.
- Non puoi trovare un compromesso tra l’uomo che vede l’aquila e il primo stronzo che ti capita davanti?
- No!
- Cari pesci nel laghetto, iniziate a fare la conta per chi si deve immolare, perché questa non cede.
- Guarda la strada, la riconosco tra poco arriviamo da Gilda e Abramo, chissà se sono ancora vivi, erano già stra vecchi cinque anni fa.
In effetti la strada si è fatta sterrata, sconnessa ed è lunga almeno due chilometri, di inverno restano bloccati nella neve. Alla fine ci fermiamo in un posto a metà tra la casetta di Heidi e un cottage inglese. Val mi guarda
- Ecco è questa.
- Ok, e che facciamo? Mi sembra tutto chiuso.
- E se sono morti?
Continuiamo a restare in macchina e nessuno esce dalla casa. Alla fine Val scende. Io mi preparo a vederla tornare urlante perché ha trovato i cadaveri dei vecchi in putrefazione, o sta assistendo all’ultimo rantolo di vita di uno dei due mentre stringe con amore la mano dell’altro, quando Val rispunta tutta contenta e mi dice di scendere.
I vecchi sono ancora vivi.
Restiamo lì un ora, i simpatici vecchietti sono simpatici anche se un pò sordi. Gilda è come l’avevo vista. Con l’affanno ad ogni parola chiede a Val se ha letto la bibbia.
Val resta seria e con occhi contriti la rassicura sui suoi propositi di leggerla al più presto.
Poi le chiede di Ernesto, poi le chiede di Fedele. Mi chiedo chi sia questo Fedele alla fine capisco che è il fratello, Fidel.
Val risponde che non sta più con Ernesto, ma si vedono spesso anche perché Fedele (Fidel) vive con lui.
- Ah! Ora sta lui con Ernesto!
Io e Val ci guardiamo fulminee e in sincrono: Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!!
Poi ci ripigliamo, imbarazzate. Bofonchiamo qualcosa, e poi ci portano a visitare il gazebo, la cucina, la dispensa e ci offrono la grappa di prugne con le noci… buona!!!!
Gilda ci da delle crescentine fatte da lei da portare via e ce ne andiamo….
- Val! Tutto carino ma lo scherzetto dei due vecchietti quando siamo sotto funghetti più. Va bene?
- Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!!
E poi ricomincia a portarmi nel suo mondo. Quello del dopo quei due mesi, quello della storia della mamma di Ernesto che è una gran donna.
Poi inveisce contro Abramo che costringe la povera Gilda malata di cuore a stare in quella casa di inverno. Perché lui ha detto che lei di inverno non ha neanche bisogno di uscire…. Muore in casa infatti, e tutti si risparmiano un viaggio!
E le torna l’astio per gli uomini. Mi parla di un tipo folle innamorato di lei che è stato a casa sua qualche mese fa. A mente fredda, fa un quadro neanche troppo malvagio del tipo, allora si blocca un attimo e dice che comunque il tipo, sicuramente non aveva visto l’aquila.
Cari pesci, smettetela di pregare e iniziate a fare la conta.
In macchina mi sento di nuovo tranquilla, non devo stare attenta agli scoppi di risa e posso discorrere con Val di tutto senza dover decifrare per qualcun altro il codice comunicativo che usiamo, che Val non si premura di chiarire agli altri. Quando siamo in compagnia le servo da traduttore simultaneo, non solo per le comunicazioni in uscita Val – Altro ma anche per quelle in entrata Atro – Val, visto che tende a capire quello che vuole capire …
- Val, io voglio un’altra fetta di torta.
- Adesso che arriviamo al posto la prendi.
- Ah va beh, e quando ci arriviamo?
- Mah, non so. Guarda passiamo dal paese natale di Vasco Rossi!
- E a me che me ne frega io voglio la torta!
- Potremmo andare da lui a chiedergliela.
La cosa mi sembra fattibile, perché non dovrebbe darmi un pezzo di torta se gliela chiedo?
Visualizzo Vasco Rossi in tenuta da casa sull’uscio tutto tronfio perché ci sono due ragazze alla sua porta ( tralascio il fatto che una è una montanara e l’altra una no global). Allora io gli chiedo per favore un pezzo di torta perché ho molta fame e molta voglia di torta.
Visualizzo l’immensa dispensa di Vasco Rossi, un intero scomparto dedicato alle torte, alle merendine, qualche pezzo di cioccolata qua e là …
- Si Val, andiamo da Vasco Rossi, lui ce la da la torta!
- La torta! La torta! Quello ti manda a cagare!
Rifletto su quanto dice Val. Perché dovrebbe?
- Ma no scusa, io glielo spiego, lui può capire, io ho voglia di torta, eh!
- Ma che dici! Sai come ride davannalti ai tuoi funghetti? Lui c’ha di tutto e sta a pensare a te che sei in funghetto?
Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!!
Mi ero dimenticata il collegamento Vasco Rossi = uomo = pericolo = aggressività di Val. Però anch’io ho la molla molesta in questo momento.
- E a me che cazzo me ne frega di quello che si fa lui, io voglio la torta, delle altre sostanze da tossico non me ne frega niente. Chiaro?
Eh non ti incazzà, se gliela chiedi te la da la torta, va beh!
- Allora andiamo?
- Ma dove?
- Da Vasco Rossi
- E che ne so io dove abita!
- E allora che stiamo a perdere tempo in questo paesello merdoso?
- Infatti, riprendiamo il cammino perso e vediamo di trovare il posto.
- Ma sai dov’è?
- Si, è vicino a sto paese in una frazione in via Cavazza 918!
- A però! Sta volta ti sei impegnata!
Il viaggio procede, la difficoltà è incontrare qualcuno e decidere chi deve chiedere informazioni prima che il predestinato si allontani ignaro.
E così ne perdiamo tre o quattro prima di trovare un informatore stabile, ovvero un bar ristorante.
Entro io perché in questo momento mi sento la più equilibrata e soprattutto perché Val ha fermato la macchina in doppia fila, divieto di sosta, senso contrario…. Io scappo…
Mi accoglie un vecchio, mi fa ripetere la domanda due volte, si avvia verso l’uscita, torna indietro, dà due indicazioni poi ritratta, poi si avvia verso la vetrata poi torna indietro, io lo guardo priva di espressione, aspetto che finisca il balletto per dirgli che non ho capito niente.
Invece, dopo aver fatto ancora avanti e indietro, spazientito da sé stesso chiama qualcun altro.
Arriva un tipo al bancone, immediatamente seguito da un’altra sagoma io la guardo e resto folgorata.
Ho di fronte, ho di fronte … un alieno. Ha gli occhi oblunghi e neri, la pelle sembra fatta di cera, le mani sono affusolate e adunche. L’alieno travestito da donna cuoca, si fa dire dal vecchio di cosa necessito. Io la fisso esterrefatta. L’alieno allora si rende conto che io so. I lati della bocca gli iniziano a tremare leggermente, la voce vibra, il rivestimento di cera diventa perlaceo. Io so. E ora io so che tu sai che io so. E aspetto che il rivestimento che porti addosso si apra e spunti l’alieno.
Solo un pensiero fulmineo: e se non fosse un alieno? Sto fissando una donna con evidenti disturbi del sistema nervoso, rendendola ancora più inquieta solo perché …..ma no che dico! È un alieno! Esco e il vecchio mi segue, va da Val e le rispiega la strada. Io sono emozionata appena partiamo comunico a Val la mia scoperta.
- Ma dai,un’alieno però!
Questa non mi crede! Anzi peggio, mi crede ma non le sembra poi una notizia così sensazionale, le interessa di più arrivare al posto dove c’è il laghetto con i pesci, il mio futuro mentore e la bibliografia completa di Bukowski.
Sono offesa e risentita. Proviamo a cercare il posto, ci perdiamo un’altra volta, ormai è buio....CONTINUA