CAMPING PARADISO ULTIMO ANNO. il senso del pudore al camping Paradiso
Episodio 1
Pomeriggio di agosto, caldo, molta gente festante, molta gente, molte richieste, molte domande.
Io servo al frigo dei gelati. Arnaldo anche oggi pomeriggio è riuscito ad assorbire tutta l’adrenalina di questi villeggianti della domenica altresì chiamati merenderos e a convertirla in scazzo molesto e galoppante.
Nota per il lettore: il merenderos è il turista della domenica. Arrivano in branchi piuttosto numerosi, muniti di sdraio, stuoie, palloni, freesbee, racchette, e il necessario per una sostanziosa abbuffata con grigliata (incluso barbecue, carbonella, attrezzi per l’accensione e ammenicoli per girare la carne). Si accalcano tutti sul prato (evitando accuratamente il bosco), di pomeriggio si infilano in pineta con le sdraio per la pennichella, schiamazzano per tutto il giorno e la sera ripartono. Soldi spesi in valle: caffè e ghiacciolo. Spese sostenute dalla valle: gestione del prato, pulizia dei detriti, spianamento della pineta per far posto ai merenderos. L’Adele si arrabbia e l’Arnaldo pure.
Tutti sanno ormai che in questi casi è meglio non osare troppo e ridurre le conversazioni con l’Arnaldino al minimo. Lo sprovveduto merenderos non lo sa, però!
Pomeriggio caldo, neanche gli indomiti giocatori hanno iniziato le loro interminabili partite, sono seduti e guardano distrattamente i loro nipoti che giocano appena fuori dal bar.
“Sei ancora vivo?” “Si nonno!” allora va tutto bene.
Arnaldo ha lo sguardo torvo, anche se la fiacca pomeridiana per ora lo rende innocuo. Io non so, distribuisco gelati ed evito di pensare ad altro. Poi non mi ricordo bene per quale motivo, mi sono allontanata per qualche ora per tornare verso ora di cena. Rispetto a quello che è successo in questo lasso di tempo, ho impiegato circa 2 giorni per riuscire ad avere una versione concorde e attendibile. Chi c’era, chi ha visto da lontano, chi non c’era ma glielo hanno raccontato nei dettagli e chi non c’era, non sa niente, ma fa un sacco di domande per sapere. La cosa è andata più o meno così.
C’era molta gente al bancone e la fila ai gelati era aumentata. Nell’attesa che il barista venisse a servirli un ragazzo e una ragazza appoggiati al frigo dei gelati, si stavano baciando e smanazzando in modo piuttosto evidente e sconcio.
Testuale: “Gh’era quel lì che el palpava su tücc, inscí, davanti a tücc quant’”.
La bimba Jessica, età sei anni, entra nel bar, va da suo nonno seduto al tavolo dei giocatori e chiede i soldi per un ghiacciolo. Poi si gira e vede i due avvinghiati, ridacchia, guarda il nonno. Vorrebbe mettersi in fila ma le due piovre le mettono disagio e curiosità e continua a guardare il nonno. Il nonno capisce come mai la bimba è così restia e parte alla difesa della innocenza della nipote. Chiede ai due di tenere un contegno consono alla situazione.
Testuale: “Ma insomma! Ma con tücc lo spazio che ghe? Ci son’ dei bocia chi! Andà a fare le vostre schifezze da un'altra parte!”.
A quel punto i due smettono di smanazzarsi, il ragazzo si sente offeso e probabilmente, dico probabilmente, anche in dovere di difendere l’onore della sua bella, ma a questo punto gli accadimenti reali cedono il passo alla leggenda popolare. Sta di fatto che, in qualche modo, egli ha obiettato che il suo comportamento non era poco consono e neanche scandaloso, quindi non capiva il motivo di tanta ostilità. Le parole del ragazzo sono sfuggite ai più, quelle dell’Arnaldo invece, da dietro il bancone, si sono bene impresse nella memoria di tutti e insulto più insulto meno hanno risuonato circa così.
Testuale: “Brutto testa di cazzo coglione, con tutta la pineta che c’è, proprio qui devi venire a sbatterti quella baldracca sfatta?” Il ragazzo si è sentito punto nel vivo e in uno slancio di galante cavalleria verso la sua compagna ingiustamente vilipendiata ha controbattuto: “Brutto stronzo, ma che vuoi, guarda che io ti brucio il campeggio”
Nota per il lettore: l’inverno prima, ignoti avevano incendiato di notte una roulotte, provocando grandi preoccupazioni tra i campeggiatori dei quali, però, non ce n’era neanche uno perché il campeggio era nel suo mese di chiusura.
Arnaldo immediatamente associa i due eventi (che di fatto non lo sono) e prende lo stanghett’.
Nota per il lettore: lo stanghett’ è una mazza di legno il quale originario uso è quello di fungere da manico per accette e mazzuole. Le sue dimensioni sono di circa 70 cm di lunghezza e un diametro di circa 4 cm. Arnaldo un giorno per errore, ne ha dimenticato uno dietro il bancone, accanto alla cassa del bar e accidentalmente è ancora lì.
Insomma, acchiappa lo stanghett’ e passa fuori dal bancone. Premendo immaginariamente il tasto “ralenty” la scena si presenta così: Arnaldo con due balzi ha raggiunto il centro del bar con lo stanghett’ caricato sulla spalla, ma in quel momento tra lui e la sua preda si frappongono un numero non ben definito di giocatori che lo bloccano. Un altro numero non ben definito prende il mal capitato coglione accanto al frigo dei gelati e lo sbatte fuori a forza dal bar insieme al suo oggetto del desiderio. Togliendo il “ralenty” succede che Arnaldo è in mezzo al bar tenuto a forza da tre o quattro giocatori e intanto proferisce insulti di ogni genere verso i due porno piccioncini, mentre i due sono presi e buttati fuori a forza con l’invito a non tornare mai più. Arnaldo è stato tenuto in ostaggio nel bar per almeno 5 minuti, quando è riuscito ad uscire i due si erano già dileguati. Tempo 15 minuti nel camping inizia il lento e inesorabile tam tam. La notizia viaggia da una roulotte all’altra e si arricchisce ad ogni passaggio di nuovi ed esilaranti dettagli puramente inventati, ma sicuramente più succulenti dell’accaduto.
Le pie donne residenti nella zona dei cessi blu, magicamente dopo 20 minuti erano al bar e allo spaccio, per uno strano fenomeno di mancanza di organizzazione, a qualcuna era finito il sale, ad altre l’aceto, altre avevano deciso di mangiare prosciutto e altre scuse simili.
A quel punto torno al bar. Come al solito non so niente però tutto è tranquillo, troppo tranquillo. Chiedo come è andata, se nel pomeriggio c’è stato molto casino. Tutti i giocatori al tavolo si irrigidiscono e Arnaldo dice “Ma no, ma no, solo un coglione, ma lascia stare, niente di grave è tutto a posto”.