venerdì, 26 gennaio 2007
BLUENIGHT.  La Maison au Contraire . parte 2
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(...) Allora ecco la storia K.ino.
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Coloro che adesso non appaiono nel posto di Bluenight, ma che ci sono, o ci sono stati o ci saranno, un giorno decisero che volevano andare in giro a vedere i posti, quelli lontani da Bluenight.
La popolazione non disse né si ne no, anzi non disse niente e molti partirono. La prima cosa che trovarono fuori da Bluenight fu il sole. A loro non piacque affatto.
Quel sole impudico e indiscreto costringeva le cose e le persone ad una esposizione totale alla vista. Nulla poteva essere immaginato o sfumato, tutto si palesava di fronte ad una glaciale luminescenza. Decisero allora di tornare indietro. La sera dopo erano già in Bluenight.
La popolazione che era rimasta indifferente alla loro partenza, obiettò aspramente al loro ritorno. Senza un motivo particolare in effetti (...)
Gli ultimi due, invece non sapevano bene cosa fare. Perchè nel frattempo la loro casa, che era particolarmente suscettibile e incline alla tristezza, era entrata in crisi depressiva e si era buttata nel Burrone delle case tristi. E questo cambiava molto la loro situazione.
(...)
Le case non erano delle cose facili da acchiappare nel posto di Bluenight. Infatti abitavano alla stato brado in Bluenight spostandosi di qua e di là finché qualche abitante non le convinceva a fermarsi in un luogo. Per convincere una casa selvaggia a dessere abitata c’erano vari modi. La promessa di fondamenta solide, un bel giardinetto, dei camini caldi accesi con costanza, (...).
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I due andarono un po’ in giro per i campi abitati dalle case selvagge, ma il sole preso doveva aver confuso loro il senso estetico perché qualsiasi casa vedessero, per un motivo o per un altro, non era di loro gradimento. E anche se le case, colpite nella loro vanità, si offrivano gratis, non c’era verso che i due si decidessero.
Finché non videro una vecchia e stizzosissima torretta in pietra a tre piani con le Merlature Guelfe. Era vecchia e un po’ malandata ma i muri in pietra erano ancora solidi. E non voleva saperne di essere abitata. UNodiDUe le propose mari e monti, compreso un rampicante lunare, ma quella niente. UNodiDUe non era una persona paziente, e soprattutto era testardo come un mulo e dopo aver provato con le buone, passò alle meno buone e dopo alle cattive. Così, dopo qualche ora nel campo abitato dalle case selvagge echeggiava:
-         Vecchia catapecchia macilenta, perché non vuoi essere abitata?
-         Perché nel vostro pidocchioso paesucolo io non poggio le mie regali mura. Vengo dalla Francia io, cosa credete voi due, bifolchi!
-         Ma smettila chi ti credi di essere, sei anche in rovina, se non ti fai ristrutturare un po’, al prossimo inverno cadi in mille pezzi!
-         A pezzi ci cadi tu, perché se aspetti me, dormirai sotto una coperta di stelle da qui a quando resti in Bluenight.
-         Ah! Bicocca bisbetica! E tu finirai nel burrone delle case tristi prima ancora che un altro granello si sgretoli dalle tue mura muffose!
Passarono cinque ore e ancora si sentiva:
-         Sei peggio di una roulotte, almeno lei ha le ruote.
-         E tu sei un povero bipede che non è in grado neanche di scavarsi una buca nel terreno come i topi!
-         Quali topi? Quelli che hanno formato metropoli nelle tue mura? Vecchia rancida?
-         No quelli che ti roderanno i piedi nella fogna dove andrai a vivere.
E dopo dieci ore:
-         Basta! Ho deciso che tu sarai la nostra casa, con o senza il tuo permesso.
-         A si? E come farai di grazia, mi costringerai?
-         Ti ci porto con la forza!
-         E io me ne andrò subito, o pensi di potermi incatenare, non sono mica una vacca io, bifolco!
-         Se è necessario ti pianto di testa, così la tua bella merlatura ti terrà incollata al terreno.
-         E come faresti a trasportarmi, bipede?
-         Cosi!
E detto questo, UNodiDUe prese un palo enorme, lo infilò sotto la base della torre, posizionò una pietra sotto il bastone e fece leva.
E lo fece con tanta foga che la torre venne scaraventata in aria e atterrò di testa proprio nel posto della vecchia casa dei due.
-         Rigirami!!
-         Ti farai abitare?
-         No, giammai!
-         Allora stai così.
-         Ah si? E io non ti permetterò mai di entrare!
E infatti appena UNodiDUe provava ad entrare la casa lo sbatteva fuori opponendo ai numerosi improperi un risentito e regale silenzio.
CONTINUA...
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mercoledì, 24 gennaio 2007
BLUENIGHT.  La Maison au Contraire . parte 1
 
 
-         Fatina!!!Fatina!!! Non ti chiamo, fatina !!! Esci fatina, non ti chiamo !!! Fatina!!!
-         Non c’è bisogno di urlare così forte il tuo dolore piccolo K. Lo sento.
-         Lo sai cosa è successo?
-         Si ma dimmelo lo stesso tu.
-         È terribile ho perso i miei orsacchiotti e non riesco più trovarli.
-         Ma li hai persi molto tempo fa K.ino, sei sicuro di averli mai avuti?
-         Non lo so, tu lo sai?
-         Non è importante che io lo sappia, è importante che lo sappia tu.
-         Non ho capito fatina me lo ridici.
-         Un’altra volta.
-         Hai detto che se fossi tornato mi avresti raccontato la fiaba della Maison au Contraire.
-         È vero l’ho detto. Ma non è una fiaba e tu, non eri impegnato a cercare i tuoi orsacchiotti?
-         Si.
-         E come sono fatti? E quanti sono? E come si chiamano?
-         Non ricordo fatina, ma so che non li trovo, che sono i miei e che mi stanno aspettando, e io non so come fare.
-         Forse dovresti innanzi tutto ricordarti quanti erano e come li avevi chiamati, forse così sapresti cosa ti manca davvero..
-         Si però io adesso non li trovo, fatina, non li trovo, capisci, non li trovo, magari se cerco nelle tombe, sotto terra, magari … E il piccolo K. comincia a cercare e scavare  qua e là.
-         Magari non è un posto per bambini il cimitero e qui i tuoi orsacchiotti non ci sono, te lo assicuro, se passano di qua ti avverto. Sta finendo l’inverno K.ino. Sai qual è il primo fiore che sboccia in primavera?
-         La rosa?
-         No
-         La viola?
-         No.
-         La margherita?
-         No.
-         E’ il fiore del cactus siberiano.
-         E io l’ho mai visto?
-         No.
-         E tu?
-         Io si.
-         E come è fatto?
-         È piccolo, bianco e carnoso, appena spunta dalla terra, capisce di aver sbagliato emisfero, sente tanto freddo e starnutisce, e così facendo butta in giro il suo polline e poi torna subito nella terra e cambia emisfero.
-         Ahh! E come faccio per vederlo io?
-         Siediti lì piccolo Kuntz, starai comodo.
Ma il piccolo è scettico, quello che vede è la grande statua di un angelo seduto su uno scranno.
-Lì seduto sulle ginocchia di quell’angelo di marmo?
-         Si.
-         Ma è freddo.
-         Forse, forse si, forse no. Prova
-         E se mi ci siedo mi racconti la fiaba della Maison au Contraire? Chiede con aria furbetta.
-         Non è una fiaba.
-         Vorrei che lo fosse.
-         Vuoi molte cose tu, forse un po’ troppe per un piccolo bimbo come te.
-         Hai fatto pace con tuo fratello Scriba?
-         No. Lui è stato cattivo e non mi ha ascoltato quando gli ho detto che avevo perso i miei orsacchiotti e piangevo.
-         E tu hai ascoltato cosa ti ha risposto?
-         No.
-         Mhhh!!!
-         E la fiaba?
-         La storia.
-         E la storia?
-         Stai comodo lì?
-         Si, non è freddo questo marmo, è caldo come il legno.
Allora ecco la storia. (...)
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giovedì, 18 gennaio 2007
BLUENIGHT.  IL Piccolo K. tra le anime stufe. Parte 2
 
(...) - Chi è che non mi chiama?
Il piccolo K. si ferma, si asciuga gli occhi con la maglietta, la sua maglietta preferita, quella con il coniglio di peluche che si taglia un orecchio con le forbici. Vede davanti a se una figura. Una donna. Ancora spaventato dalla caduta, le va incontro a braccia aperte e non riesce a fermarsi quando si rende conto di averla passata da parte e parte e di stare per sbattere contro una lapide. Il piccolo K. cade all’indietro. Ma questa volta non si è fatto molto male, però un po’ vorrebbe piangere.
-         Non è un posto per bambini il cimitero. Ma questo te lo ha già detto qualcun altro, vero K.ino?
-         E tu come sai il mio nome?
-         Io so tutto e vedo tutto da qui.
-         Da qui dove?
-         Da qui.
-         Ahh! E come ti chiami?
-         Non mi chiamo.
-         Ahh! E chi sei?
-         Non sono.
-         Non sei neanche una fatina?
-         No.
-         Ahh! E che ci fai qui?
-         Decido.
-         Ah! E perché sei trasparente?
-         Perché non sono.
-         E se sei tu a decidere, perché non l’hai voluto mio fratello? Sai mio fratello Dom mi ha detto..
-         Lo so cosa ti ha detto. Non l’ho voluto perché non lo voleva.
-         Ah! Senti e io..
-         No,- dice subito lei in tono secco - non puoi stare qui tu, devi andare a casa.
-         E perché?
-         Niente capricci bimbo,- aggiunge- qui comando io.
-         Ahh!
-         Ma vieni con me Piccolo, c’è una fontana, sciacquati il viso e bevi l’acqua   fresca, ti calmerà.
-         Mi aiuti?
-         Non posso.
-         Perché?
-         Secondo te?
-         Perché non sei e non hai le mani.
-         Bravo piccolino, sei perspicace.
-         Persp, che?
 K.ino!!!- si sente una voce dal cancello del cimitero.
-         Tuo fratello Grande k. ti cerca.
-         Non voglio andare dal grande K.; non voglio tornare alla MAISON AU CONTRAIRE.
-         Io non poso costringerti.
-         Allora mi tieni qui?
-         Non posso neanche chiamare tuo fratello qui.
-         Allora mi tieni con te -. Aggiunge speranzoso il Piccolo.
-         Ma se adesso vai da lui, quando ci rincontreremo ti racconterò la storia della Maison Au Contraire, va bene?
-         Va bene,- risponde il piccolo preso dall’entusiasmo per la promessa - Ma quando ci rincontriamo?
-         La prossima volta, bevi l’acqua adesso piccolo.
Appena il piccolo K. beve alla fontana si sente meglio e il taglio sulla fronte sparisce mentre la sua fatina scompare. Si guarda in giro ma non la vede più.
Allora corre incontro al fratello che lo prende in braccio e subito, il piccolo K., si addormenta tranquillo.
Arrivano alla Maison au Contraire e il Picoclo K. vede appeso all’albero per i piedi lo Scriba che gronda sangue, mentre stramaledice entrambe i K..
-         Quando sarò grande anch’io sarò come te?- Chiede il piccolo con aria divertita.
-         Certo piccolo, basterà volerlo.
Entrano/uscendo dalla Maison Au Contraire e trovano Dom che fissa un punto imprecisato del pavimento, perso chissà dove…
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venerdì, 12 gennaio 2007
BLUENIGHT. IL Piccolo K. tra le anime stufe
 
Il piccolo K. piange ancora, ma non è più triste come prima.
Gironzola nel cimitero giocherellando con un bastone e all’improvviso gli viene un’idea, vuole conoscere la fata.
Non ha mai visto una fata lui, ma non ha mai visto neanche una strega, e neppure una maga. Quindi perché non dovrebbe iniziare conoscendo una fata? E così comunica a girare per le tombe gridando
- “Fata!! Fata! dove sei?”
Ma niente, tutto tace, nessuno risponde, né anima viva, né anima stufa. A furia di gridare e strepitare il piccolo K. si stanca, si accoccola in un pezzo di praticello accanto ad una lapide e si addormenta. Quando si sveglia è di nuovo sera. Ci sono ancora tanti avanzi del pic nic. Tira fuori un po’ di lombrichi dalla terra, conta le lapidi, gioca con i sassi e poi si ricorda perché è ancora lì e ricomincia da urlare
- Fataaa!! fataaa!!
Salta da una lapide all’altra intonando canzoncine e rime sulla fata ma nulla si muove. Fino a quando fa un salto troppo lungo ed inciampa. Cade e picchia la testa nell’angolo di una tomba. Si alza con la faccia insanguinata, vede tutto scuro e allora si spaventa. Urla disperatamente, cerca di uscire dal cimitero, ma non riesce a vedere e a pulirsi gli occhi. La sua disperazione cresce sempre di più, si sente in trappola ed è spaesato. Gli fa male la testa e piange urlando:
- Fata cattiva!!! Fata malvagia! Sai cosa ti dico? Che non ti voglio più conoscere, voglio uscire di qui, hai capito??
Io non ti chiamo! non ti chiamooo!!!!
- Chi è che non mi chiama?
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giovedì, 04 gennaio 2007
BLUENIGHT. La festa delle anime stufe. parte 2
-         Allora, si dice che quando qualcuno è stufo di vivere -
-         perché ci si dovrebbe stancare di vivere?
-         I motivi sono tanti – risponde Dom quieto - Perché hai già imparato tutto e non ti aspetti più niente; perché non hai niente, non l’hai mai avuto e non l’avrai mai; perché hai avuto tutto e ora non hai più niente; perché avresti potuto avere tutto , invece hai solo qualcosa; perché non hai mai voluto niente..
-         Va beh, e poi?”
-         Questa persona viene qua, si sceglie una lapide e se è veramente convinto di quello che sente e dell’immutabilità del suo sentire, piano piano sprofonda nella terra e la sua anima stufa trova finalmente pace.
-         E chi decide se è veramente convinto?
-         Ci sono, su questa cosa, molte ipotesi: c’è chi dice che è la persona stessa a deciderlo, chi dice che sono le altre anime stufe del cimitero a deciderlo e c’è chi dice che sia qualcuno che governa questo luogo a deciderlo, una donna.
-         Una strega?
-         Forse
-         Una maga?
-         Forse
-         Una fata?
-         Forse
-         insomma cos’è?
-         Non lo so precisamente.
-         So che quando sono venuto qui, dopo un po’ ho sentito una voce che mi diceva “No, lo vuoi veramente” e allora me ne sono andato.
-         E come si chiama? – incalza il piccolo K. incuriosito
-         chi?
-         La fata!
-         Ma non so se è una fata!
-         Uffa è una fata ti dico, come si chiama?
-         Non lo so
-         Come non lo sai?
-         Non lo so!
-         Ma non lo sai tu o non lo sa nessuno?- Chiede ancora il piccolo K. che riesce sempre a fare le domande più esatte quando è incuriosito da qualcosa.
-         Non lo sa nessuno, si dice che non abbia nome.
-         Ahhh…
Ora il piccolo K. è tranquillo; in braccio a suo fratello conta le file dei loculi e intanto pensa a quella che crede essere una fata, quando lo Scriba arriva tutto tronfio del “suo” trofeo e dice:
-         Ehi! voi due! muoviamoci, andiamo a casa!
-         No!- Urla il piccolo K. ancora arrabbiato.- Io con te non vado nemmeno a morire ammazzato! sei cattivo e noioso.
-         Piccolo K., non farmi inquietare, ti intimo di seguirmi fino a casa!
-         No, io non mi muovo da qui.
-         Dom, portalo qui subito. Dice lo Scriba mentre non toglie lo sguardo dal Piccolo che si stacca dalle braccia di Dom.
-         Dai K.ino andiamo!
-         No, ho detto di no!
e così dicendo sgattaiola via tra le gambe del fratello e si nasconde dietro una lapide.
-         Ah si! Piccolo sciocco !! Vuol dire che sarà la volta buona che non torni più. Non è un posto per bambini questo e tra un po’ verrà chiaro e allora saranno fatti tuoi! allora?? Dom andiamo!! – intima Lo Scriba girando le spalle ai fratelli.
-          Dom non andare con lui, resta con me! - Piagnucola il piccolo,
-         Ma dai piccolo, vieni qui, andiamo a casa insieme!
-         No ! resta tu qui con me!
-         Dom, sii ragionevole, non vorrai sottostare si capricci di un mocciosetto petulante! è ora di fare ritorno nella nostra abitazione-.
E così dicendo lo Scriba si avvia verso la porta principale. Dom è immobile, non sa cosa fare, non sa a chi dare ragione, la sua magia non funziona adesso e preso dall’angoscia scappa verso l’uscita secondaria.
Lo Scriba torna a casa certo della giustezza delle sue azioni. Il grande K., come si saprà più in là, sta gozzovigliando al Superorgiasticfantasticparanoid Party col morto.
Dom è scappato e passerà giorni di totale sconforto, incolpandosi per tutto l’accaduto.
E il piccolo K. è nel cimitero che gironzola tra una tomba e l’altra smangiuccghiando gli avanzi del pic nic.
 
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mercoledì, 03 gennaio 2007
.2007
a me il numero sette piace molto… e questo è già un buon inizio.
e parto dal punto.
prima del punto ci sono stati un sacco di accadimenti e ho bisogno di fare il sunto del 2006 che è stato un anno densissimo che mi ha lasciata stanca e priva di forze.
a capo d’anno 2006, ho visto per la prima volta mio padre appoggiato in un angolo durante la festa. l’ho visto a disagio e solo e questo mi ha dato un reale dolore.
 
poi c’è stato un litigio che tutt’ora continua
poi c’è stato l’inizio di un amore
poi c’è stato un matrimonio
poi una morte
poi un’altra morte
 poi un altro matrimonio (al quale non sono andata…)
poi l’acquisto della mia casina al sasso
poi una nascita
poi un concepimento
infine una malattia …
se non altro un anno denso.. però adesso basta che sono stanca ho bisogno di riposare….
ieri c’era la luna piena, la malefica Lulù guardava dalla finestra con occhi tondi verso l’alto e io ero in strada e venivo spinta verso il posto che è in fondo alla via della casina al sasso … poi dei fari mi hanno destata.. chissà chi mi stava chiamando…
BUON ANNO A TUTTI VOI!! in ritardo perchè io snon sempre in ritardo, però di cuore!
 
postato da: dilaniagrini alle ore 09:41 | Permalink | commenti (8)
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