BLUENIGHT. La Maison au Contraire . parte 2
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(...) Allora ecco la storia K.ino.
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Coloro che adesso non appaiono nel posto di Bluenight, ma che ci sono, o ci sono stati o ci saranno, un giorno decisero che volevano andare in giro a vedere i posti, quelli lontani da Bluenight.
La popolazione non disse né si ne no, anzi non disse niente e molti partirono. La prima cosa che trovarono fuori da Bluenight fu il sole. A loro non piacque affatto.
Quel sole impudico e indiscreto costringeva le cose e le persone ad una esposizione totale alla vista. Nulla poteva essere immaginato o sfumato, tutto si palesava di fronte ad una glaciale luminescenza. Decisero allora di tornare indietro. La sera dopo erano già in Bluenight.
La popolazione che era rimasta indifferente alla loro partenza, obiettò aspramente al loro ritorno. Senza un motivo particolare in effetti (...)
Gli ultimi due, invece non sapevano bene cosa fare. Perchè nel frattempo la loro casa, che era particolarmente suscettibile e incline alla tristezza, era entrata in crisi depressiva e si era buttata nel Burrone delle case tristi. E questo cambiava molto la loro situazione.
(...)
Le case non erano delle cose facili da acchiappare nel posto di Bluenight. Infatti abitavano alla stato brado in Bluenight spostandosi di qua e di là finché qualche abitante non le convinceva a fermarsi in un luogo. Per convincere una casa selvaggia a dessere abitata c’erano vari modi. La promessa di fondamenta solide, un bel giardinetto, dei camini caldi accesi con costanza, (...).
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I due andarono un po’ in giro per i campi abitati dalle case selvagge, ma il sole preso doveva aver confuso loro il senso estetico perché qualsiasi casa vedessero, per un motivo o per un altro, non era di loro gradimento. E anche se le case, colpite nella loro vanità, si offrivano gratis, non c’era verso che i due si decidessero.
Finché non videro una vecchia e stizzosissima torretta in pietra a tre piani con le Merlature Guelfe. Era vecchia e un po’ malandata ma i muri in pietra erano ancora solidi. E non voleva saperne di essere abitata. UNodiDUe le propose mari e monti, compreso un rampicante lunare, ma quella niente. UNodiDUe non era una persona paziente, e soprattutto era testardo come un mulo e dopo aver provato con le buone, passò alle meno buone e dopo alle cattive. Così, dopo qualche ora nel campo abitato dalle case selvagge echeggiava:
- Vecchia catapecchia macilenta, perché non vuoi essere abitata?
- Perché nel vostro pidocchioso paesucolo io non poggio le mie regali mura. Vengo dalla Francia io, cosa credete voi due, bifolchi!
- Ma smettila chi ti credi di essere, sei anche in rovina, se non ti fai ristrutturare un po’, al prossimo inverno cadi in mille pezzi!
- A pezzi ci cadi tu, perché se aspetti me, dormirai sotto una coperta di stelle da qui a quando resti in Bluenight.
- Ah! Bicocca bisbetica! E tu finirai nel burrone delle case tristi prima ancora che un altro granello si sgretoli dalle tue mura muffose!
Passarono cinque ore e ancora si sentiva:
- Sei peggio di una roulotte, almeno lei ha le ruote.
- E tu sei un povero bipede che non è in grado neanche di scavarsi una buca nel terreno come i topi!
- Quali topi? Quelli che hanno formato metropoli nelle tue mura? Vecchia rancida?
- No quelli che ti roderanno i piedi nella fogna dove andrai a vivere.
E dopo dieci ore:
- Basta! Ho deciso che tu sarai la nostra casa, con o senza il tuo permesso.
- A si? E come farai di grazia, mi costringerai?
- Ti ci porto con la forza!
- E io me ne andrò subito, o pensi di potermi incatenare, non sono mica una vacca io, bifolco!
- Se è necessario ti pianto di testa, così la tua bella merlatura ti terrà incollata al terreno.
- E come faresti a trasportarmi, bipede?
- Cosi!
E detto questo, UNodiDUe prese un palo enorme, lo infilò sotto la base della torre, posizionò una pietra sotto il bastone e fece leva.
E lo fece con tanta foga che la torre venne scaraventata in aria e atterrò di testa proprio nel posto della vecchia casa dei due.
- Rigirami!!
- Ti farai abitare?
- No, giammai!
- Allora stai così.
- Ah si? E io non ti permetterò mai di entrare!
E infatti appena UNodiDUe provava ad entrare la casa lo sbatteva fuori opponendo ai numerosi improperi un risentito e regale silenzio.
CONTINUA...


