sabato, 21 gennaio 2006

Psilocybe  3/3

....

-         Vedrai che il tuo mentore ti aspetta!

-         Se il mio mentore aspetta noi, fa in tempo ad invecchiare, visto che siamo in piena collina perse chissà dove ed è assurdo pensare che il mio mentore sia lì sta sera, che voglia fare il mio mentore, e soprattutto io non ho bisogno di un mentore, ma di un editore.

-         Ah,… ma no, ascolta me, hai bisogno di un mentore. Io ti faccio da agente, tu cambi stile e il mentore ti dice cosa devi scrivere.

-         Ah, sono commossa, non piaccio neanche a quella che si spaccia per mia agente. Ho sicuramente un futuro.

Potrei anche deprimermi adesso, ma rido anzi ridiamo perché, dopo aver trovato qualche incoraggiante cartello che indicava la “Sorgente Solforosa” abbiamo perso di nuovo le tracce del posto. Stiamo percorrendo una stradina sterrata al buio in un posto sconosciuto alla ricerca di un luogo che puzza di buco di culo giallo. La stradina finisce davanti a un cassonetto.

-         Val, il posto non lo abbiamo trovato. Niente cibo, niente vino, niente torta e niente trota. Però se vuoi buttare la monnezza….

-         Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!!

-         Guarda! Guarda!

-         Cosa! non mi strattonare!

-         È lì!

Meraviglia delle meraviglie! Sulla nostra sinistra appoggiata alla collina, con davanti un laghetto c’è una piccola casetta bianca, attorniata da tanti bei tavolini. Luci e calore filtrano dalle sue ampie finestre e noi ci sentiamo alla fine di molte cose. Stanche, affamate, bisognose di luce e affetto. Non ci siamo perse, non dobbiamo tornare indietro senza neanche scendere dalla macchina. Proseguiamo fino al parcheggio, scendiamo incredule. Non possiamo soffermarci troppo a guardarci intorno perché piove. E allora entriamo.

Una luce calda e allegra ci accoglie, al centro della stanza sta un camino aperto sui quattro lati, ci sono molti tavoli apparecchiati e un piccolo palco con una groosssa batteria!

Oohh! Oohh!

Non risponde nessuno. In fondo, dalla cucina, fuggevoli sagome passano veloci dai fornelli alla dispensa … dispensa … torta.

Val si dirige verso il bagno mentre un uomo si avvicina a noi, lei mi dice di non dire niente del sito.

Il tipo mi si mette davanti a braccia incrociate, sorride visibilmente incuriosito, come se qualcosa fosse terribilmente buffo. Se si guardasse il cappello riderebbe sicuramente di sé. Il cappello!!!!! Folgorazione!! Il capello a scacchi bianchi e neri!!! La foto! Il sito!! E’ lui! Il mio uomo! Il cuoco!!! Balbetto qualcosa tipo ciao scusa abbiamo fame…

Ma non tiene, io so che lui sa che io so…. E mi dice:

-         Ora tu mi spieghi come mai siete capitate qui…

-     Eh! - Val non c’è, non torna, io non riesco a dire, cosa dico, non so!

-         Eh sai, abbiamo seguito il link del tuo sito e allora abbiamo visto il sito…

-         Ah, si? Quale sito?

-         Eh! Quale sito? Quello della casa… no, non lo so bene, devi fartelo dire dall’altra ragazza che è lei che lo ha trovato.

Ho fatto di nuovo la rana dalla bocca larga. Cosa mi aveva detto Val? Di non dire niente del sito! E allora perché mi ha lasciata sola mentre avevo la folgorazione? Ecco cosa succede poi!

Val torna, io ho la faccia colpevole.

-         Beh?

-         Beh?

-         Non ti sei neanche seduta?

-         No, non sapevo quale tavolo scegliere, sono tutti prenotati.

-         Come prenotati?

-         L’ha detto lui, c’è il concerto stasera!

Intanto lui torna da noi. La prima cosa che chiede è quale sito. Val mi fulmina e mi dice perché l’ho detto? Io gli rispondo che non sapevo cosa dire, e poi lei mi dice, ma uffa, io gli dico che vuoi da me, e insomma e poi …il tipo ci sta guardando ancora più divertito.

Val gli spiega che il sito è quello del gruppo indipendente di artisti… quello …

- A Si! Ho capito!

Lui ci guarda, la domanda c’è l’ha scritta in faccia ma Val magistralmente gli risponde con un'altra domanda:

-          Fate pesca sportiva?

-         Ah, il laghetto?

-         Si, io pesco - ma non è vero, che dice! Ha una canna da pesca comprata l’altro ieri all’iper coop per 17 euro - Ma poi i pesci si possono portare via?

-         Beh veramente no!

-         E perché no? – Val si sta alterando,un uomo le ha detto un no, solo che questo uomo è il cuoco, non bisogna mai contraddire un cuoco. Massimo rispetto ai cuochi, accidenti Val.

-         Beh, sai, io non ripopolo il laghetto quindi se si tolgono poi non ne restano e inoltre ci sono solo carpe che sono piene di spine, insomma di solito non si mangiano.

-         Ah! Insomma, io devo fargli un buco nel palato e poi non mangiarle, così senza scopo, a che serve?

Il cuoco deve decidere se inalberarsi o prenderla a scherzo, mi guarda, io sorrido imbarazzata. Val prova a rincarare la dose, allora intervengo io a dirle la cosa più ovvia ovvero così è, se non ti piace non fare la pescatrice. Val capisce, meno male, capisce che sta sparando cazzate.

Il cuoco ci fa sedere. Sto intensamente sperando che si accorga che siamo in funghetto o addizionate con qualche sostanza, lo spero, altrimenti ci prende per due deficienti.

Ma lui sorride dolcemente, riattizza il fuoco, ci fa accomodare e ci chiede cosa vogliamo mangiare, ci consiglia il vino, sorride con noi. Anche Val sembra aver seppellito l’ascia di guerra.

Poi ci porta un sacco di cose buone, il vino ottimo e il camino che crepita accanto. Poi arrivano i musicisti. Io rido abbastanza apertamente perché non li fanno più così. Ma da dove sono usciti? Sembrano  appena scappati da Woodstok quello degli anni ’70 però!

Ma sono tranquilli. Noi, uniche clienti, continuiamo a mangiare e a chiacchierare con il cuoco. Val subito gli intima di spiegarci perché non ci sono i libri i Bukowski come chiaramente indicato nel sito.

Il cuoco spiega con il suo sorriso gentile. Capisco, la sta piano piano disarmando … Eh! Eh! Pesciolini nel laghetto iniziate a festeggiare! Nel gelido cuore Val si sta creando una breccia! Magari il cuoco è sposato con 4 figli, ma non è questo che conta, è importante quello che provoca in Val.

Non la riaggredisce, la mette a suo agio. Di solito Val è a suo agio quando non ci sono uomini sconosciuti…

Ci vizia e ci sazia con cose buone e calde e il vino è proprio quello che ci voleva. Ah! Ora mi sento in pace, tranquilla, con gli occhi di fuori ma tranquilla. Finisco con calma il mio piatto e poi forse…. La torta.

-         Andiamo?

-         Dove?

-         Via, andiamo?

-         No perché?

-         Voglio fumare qui non si può.

-         Vai fuori.

-         Piove.

-         C’è il pergolato.

-         Ci sono i cantanti.

-         Sono capelloni ma non mordono.

-         E dai vieni con me.

-         Sto finendo di mangiare.

-         Dai finisci che poi ce ne andiamo.

-         No, vai a fumare, poi torna e poi con calma decidiamo.

-         E dai!

-         No!

-         Uffa!

-         E vai!

Mi metto con le spalle nel camino, che posto strano, o forse siamo noi strane. Stranite ma anche strane. La costante sensazione di non avere un posto nel mondo è l’energia che mi unisce così profondamente a Val. In effetti siamo due donne, ragazze, strane, con tante amiche, pochi uomini, molti sogni troppe frustrazioni e la voglia di fare qualcosa per qualcuno, di essere parte di un qualcosa, di trovare qualcosa che ci rappresenti, con il quale poterci identificare. Noi grandi donne emancipate indipendenti, tendenti alla depressione, tendenti alla nevrosi, tendenti alla lotta, tendenti all’arte, verso un’innocenza che non ci serve ma che non abbandoniamo.

-         Andiamo?

-         Val ma che palle!

-         Il tuo mentore non c’è.

-         Non ho bisogno di un mentore.

-         Uffa.

-         Uffa tu.

Val alla cassa parla con il cuoco dopo un po’ mi avvicino. Ci offre dell’ottima grappa. Qui tutti hanno dell’ottima grappa fatta da loro. Ci spiega i segreti della distillazione casalinga.

Usciamo. Sento su noi il suo sguardo divertito.

Fuori piove ancora, è tutto buio. Le ruote della macchina scricchiolano sul brecciato. Abbiamo ancora tanta benzina e le strade da scoprire sono ancora tante.

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lunedì, 16 gennaio 2006

Psilocybe 2/3

...Intanto ridiamo, l’effetto benefico torna su a momenti, non abbiamo neanche bisogno di spiegarci le cose, basta una parola e ci capiamo e ridiamo. Val, ispirata dalla strada mi racconta di quando era felice. Le sue parole formano nitide immagini che mi scorrono sulla pelle facendomi vivere le sue emozioni. E qualcosa di più che empatia. Io vivo quello che lei sta rivivendo e vedo come vede. La strada con tante curve ci permette di addentrarci nei suoi ricordi, ripercorrendo le pieghe degli avvenimenti. Quello che è successo quando era felice e la sua anima era calma e il suo futuro visibile.

Mi racconta di cinque anni fa quando era andata in vacanza per due mesi qua vicino, ospite della mamma di Ernesto a sua volta ospite di due vecchietti Gilda e Abramo.

Gilda al tempo aveva 70 anni e passava le sue giornate a riscrivere la bibbia.

Io vedo questa donna esile seduta ad una scrivania di legno scuro che scrive tra la luce che filtra da una finestra dai vetri leggermente gialli. Poi però chiedo:

-         Ma in che senso riscriveva la bibbia? Inventava nuovi finali o semplicemente la ricopiava su carta?

-         No, lei la commentava e scriveva sul computer .

-         Ah! È perché?

-         Così, e poi una volta, qualche anno fa mi ha chiamata con la sua voce affannata mi ha chiesto se l’avevo letta.

-         E tu l’hai letta?

-         No, ma le ho detto che mi ripromettevo di farlo.

-         E poi l’hai letta?

-         No.

Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!!..... Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! ……..

Si svegliava presto tra i monti Val, andava di buon ora a rubare le patate al contadino, poi tornava a casa e faceva la torta, poi dipingeva e leggeva, passeggiava molto e poi, insieme alla madre di Ernesto mangiavano la torta.

Abramo invece stava dietro alla casa e al giardino e amava leggere micro mega, si arrabbiava se scopriva che Val rubava le patate.

Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!!

Ehi Val, siamo in paese, secondo me se ne accorgono se ridiamo così e ci fermano. Facciamo le serie... Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!!

Ernesto che al tempo era il suo uomo era rimasto in città e veniva a trovare le sue donne nel fine settimana, loro gli facevano da mangiare e a volte accendevano il camino per lui. Lo sottoponevano agli estenuanti racconti di Abramo sulle bombe della seconda guerra mondiale e poi tornava in città. E loro erano quasi felici, le piccole cose del giorno impegnavano la loro mente, parlavano di libri, godevano l’una della compagnia dell’altra e si prendevano spazi per godere della solitudine.

-         Ti faccio vedere la casa dove vivono.

-         Che vuol dire che li andiamo a trovare?

-         No, no, ci avviciniamo solo.

-         Val ci siamo perse sai?

-         A si?

-         Si, ma la benzina c’è, quindi possiamo vedere dove finisce la strada.

-         Io però volevo pescare!

-         E io volevo un’altra fetta di torta.

-         Ed ecco un’altra improvvisa folgorazione mistica, rivisito in fretta alcune pagine lette, le confronto con i dati ed ecco la soluzione.

-         Val, la canna da pesca che hai comprato un mese fa e la mania per i pesci hanno un chiaro e preciso significato fallico.

-         Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!!

-         Ma che cazzata, allora qualsiasi cosa oblunga per te è un simbolo fallico

-         No, no cara, ora ti spiego in modo approfondito la mia teoria. Tu non fai sesso da un sacco di tempo perché sei una romantica pura di spirito e non fai sesso se non sei innamorata. Giusto?

-         Giusto.

-         Poi sei anche fissata che l’uomo di cui ti puoi innamorare deve vedere l’aquila. Giusto?

-         Giusto.

-         Considerato che tu con gli uomini sei aggressiva e non te ne piace uno, sarà difficile che l’uomo che vede l’aquila riesca a riconoscerti sotto i chili di merda che tu gli butteresti addosso, quindi la questione dell’innamoramento con conseguente trombata diventa ardua giusto?

-         Ma che dici? Io non sono aggressiva, non è vero che allontano gli uomini!

-         E non urlare che ci sentono tutti!

-         Ma tutti chi?

-         Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!!

-         Però adesso ti è presa la mania della pesca, forse perché a livello simbolico vuoi prendere un pesce e ti sei comprata uno strumento che ti permetta di creare un ponte tra te e il pesce perché da sola non ce la fai.

-         Ma che dici?

-         Guarda che se il cervello lo domini, le emozioni le reprimi, gli ormoni sono parecchio incazzati, quindi forse, dopo tanto tempo e per fortuna, la madre terra ti richiama alla carnalità per così tanto tempo repressa.

-         Va beh, e quindi?

-         Quindi perché non trombi un po’ e lasci in pace i poveri pesci?

-         Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!!

-         Li sento, lì, nel profondo del loro stagnetto che pregano: “O signore dei pesci ti prego, pensa a noi, falle trovare un uomo che così trombano e noi possiamo restare vivi e con il palato integro!”

-         Ma io non voglio andare con il primo che capita, è una questione di rispetto per me stessa.

-         Non puoi trovare un compromesso tra l’uomo che vede l’aquila e il primo stronzo che ti capita davanti?

-         No!

-         Cari pesci nel laghetto, iniziate a fare la conta per chi si deve immolare, perché questa non cede.

-         Guarda la strada, la riconosco tra poco arriviamo da Gilda e Abramo, chissà se sono ancora vivi, erano già stra vecchi cinque anni fa.

In effetti la strada si è fatta sterrata, sconnessa ed è lunga almeno due chilometri, di inverno restano bloccati nella neve. Alla fine ci fermiamo in un posto a metà tra la casetta di Heidi e un cottage inglese. Val mi guarda

-         Ecco è questa.

-         Ok, e che facciamo? Mi sembra tutto chiuso.

-         E se sono morti?

Continuiamo a restare in macchina e nessuno esce dalla casa. Alla fine Val scende. Io mi preparo a vederla tornare urlante perché ha trovato i cadaveri dei vecchi in putrefazione, o sta assistendo all’ultimo rantolo di vita di uno dei due mentre stringe con amore la mano dell’altro, quando Val rispunta tutta contenta e mi dice di scendere.

I vecchi sono ancora vivi.

Restiamo lì un ora, i simpatici vecchietti sono simpatici anche se un pò sordi. Gilda è come l’avevo vista. Con l’affanno ad ogni parola chiede a Val se ha letto la bibbia.

Val resta seria e con occhi contriti la rassicura sui suoi propositi di leggerla al più presto.

Poi le chiede di Ernesto, poi le chiede di Fedele. Mi chiedo chi sia questo Fedele alla fine capisco che è il fratello, Fidel.

Val risponde che non sta più con Ernesto, ma si vedono spesso anche perché Fedele (Fidel) vive con lui.

-         Ah! Ora sta lui con Ernesto!

Io e Val ci guardiamo fulminee e in sincrono: Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!!

Poi ci ripigliamo, imbarazzate. Bofonchiamo qualcosa, e poi ci portano a visitare il gazebo, la cucina, la dispensa e ci offrono la grappa di prugne con le noci… buona!!!!

Gilda ci da delle crescentine fatte da lei da portare via e ce ne andiamo….

-         Val! Tutto carino ma lo scherzetto dei due vecchietti quando siamo sotto funghetti più. Va bene?

-         Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!!

E poi ricomincia a portarmi nel suo mondo. Quello del dopo quei due mesi, quello della storia della mamma di Ernesto che è una gran donna.

Poi inveisce contro Abramo che costringe la povera Gilda malata di cuore a stare in quella casa di inverno. Perché lui ha detto che lei di inverno non ha neanche bisogno di uscire…. Muore in casa infatti, e tutti si risparmiano un viaggio!

E le torna l’astio per gli uomini. Mi parla di un tipo folle innamorato di lei che è stato a casa sua qualche mese fa. A mente fredda, fa un quadro neanche troppo malvagio del tipo, allora si blocca un attimo e dice che comunque il tipo, sicuramente non aveva visto l’aquila.

Cari pesci, smettetela di pregare e iniziate a fare la conta.

In macchina mi sento di nuovo tranquilla, non devo stare attenta agli scoppi di risa e posso discorrere con Val di tutto senza dover decifrare per qualcun altro il codice comunicativo che usiamo, che Val non si premura di chiarire agli altri. Quando siamo in compagnia le servo da traduttore simultaneo, non solo per le comunicazioni in uscita Val – Altro ma anche per quelle in entrata Atro – Val, visto che tende a capire quello che vuole capire …

-         Val, io voglio un’altra fetta di torta.

-         Adesso che arriviamo al posto la prendi.

-         Ah va beh, e quando ci arriviamo?

-         Mah, non so. Guarda passiamo dal paese natale di Vasco Rossi!

-         E a me che me ne frega io voglio la torta!

-         Potremmo andare da lui a chiedergliela.

La cosa mi sembra fattibile, perché non dovrebbe darmi un pezzo di torta se gliela chiedo?

Visualizzo Vasco Rossi in tenuta da casa sull’uscio tutto tronfio perché ci sono due ragazze alla sua porta ( tralascio il fatto che una è una montanara e l’altra una no global). Allora io gli chiedo per favore un pezzo di torta perché ho molta fame e molta voglia di torta.

Visualizzo l’immensa dispensa di Vasco Rossi, un intero scomparto dedicato alle torte, alle merendine, qualche pezzo di cioccolata qua e là …

-         Si Val, andiamo da Vasco Rossi, lui ce la da la torta!

-         La torta! La torta! Quello ti manda a cagare!

Rifletto su quanto dice Val. Perché dovrebbe?

-         Ma no scusa, io glielo spiego, lui può capire, io ho voglia di torta, eh!

-         Ma che dici! Sai come ride davannalti ai tuoi funghetti? Lui c’ha di tutto e sta a pensare a te che sei in funghetto?

Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!!

Mi ero dimenticata il collegamento Vasco Rossi = uomo = pericolo = aggressività di Val. Però anch’io ho la molla molesta in questo momento.

-         E a me che cazzo me ne frega di quello che si fa lui, io voglio la torta, delle altre sostanze da tossico non me ne frega niente. Chiaro?

Eh non  ti incazzà, se gliela chiedi te la da la torta, va  beh!

-         Allora andiamo?

-         Ma dove?

-         Da Vasco Rossi

-         E che ne so io dove abita!

-         E allora che stiamo a perdere tempo in questo paesello merdoso?

-         Infatti, riprendiamo il cammino perso e vediamo di trovare il posto.

-         Ma sai dov’è?

-         Si, è vicino a sto paese in una frazione in via Cavazza 918!

-         A però! Sta volta ti sei impegnata!

Il viaggio procede, la difficoltà è incontrare qualcuno e decidere chi deve chiedere informazioni prima che il predestinato si allontani ignaro.

E così ne perdiamo tre o quattro prima di trovare un informatore stabile, ovvero un bar ristorante.

Entro io perché in questo momento mi sento la più equilibrata e soprattutto perché Val ha fermato la macchina in doppia fila, divieto di sosta, senso contrario…. Io scappo…

Mi accoglie un vecchio, mi fa ripetere la domanda due volte, si avvia verso l’uscita, torna indietro, dà due indicazioni poi ritratta, poi si avvia verso la vetrata poi torna indietro, io lo guardo priva di espressione, aspetto che finisca il balletto per dirgli che non ho capito niente.

Invece, dopo aver fatto ancora avanti e indietro, spazientito da sé stesso chiama qualcun altro.

Arriva un tipo al bancone, immediatamente seguito da un’altra sagoma io la guardo e resto folgorata.

Ho di fronte, ho di fronte … un alieno. Ha gli occhi oblunghi e neri, la pelle sembra fatta di cera, le mani sono affusolate e adunche. L’alieno travestito da donna cuoca, si fa dire dal  vecchio di cosa necessito. Io la fisso esterrefatta. L’alieno allora si rende conto che io so. I lati della bocca gli iniziano a tremare leggermente, la voce vibra, il rivestimento di cera diventa perlaceo. Io so. E ora io so che tu sai che io so. E aspetto che il rivestimento che porti addosso si apra e spunti l’alieno.

Solo un pensiero fulmineo: e se non fosse un alieno? Sto fissando una donna con evidenti disturbi del sistema nervoso, rendendola ancora più inquieta solo perché …..ma no che dico! È un alieno! Esco e il vecchio mi segue, va da Val e le rispiega la strada. Io sono emozionata appena partiamo comunico a Val la mia scoperta.

-         Ma dai,un’alieno però!

Questa non mi crede! Anzi peggio, mi crede ma non le sembra poi una notizia così sensazionale, le interessa di più arrivare al posto dove c’è il laghetto con i pesci, il mio futuro mentore e la bibliografia completa di Bukowski.

Sono offesa e risentita. Proviamo a cercare il posto, ci perdiamo un’altra volta, ormai è buio....CONTINUA

postato da: dilaniagrini alle ore 19:49 | Permalink | commenti (10)
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mercoledì, 11 gennaio 2006

Psilocybe. 1/3

Tutto nacque a causa di una canna da pesca.

Tutto nacque a causa di Bukowski.

Tutto nacque a causa del mio futuro mentore.

Dopo ben due ore di sonno sono da Val alle otto del mattino. Puntuale come sempre o quasi… quasi mai.

Lei in ritardo. Come sempre.

Partiamo all’alba delle nove.

Arriviamo dopo 70 km al bivio dove c’è l’alimentari così poi giriamo a sx saliamo per altri 50 km e poi siamo arrivate.

… Val insiste col dire che le hanno spostato l’alimentari e quindi non riesce più trovare la strada. Io insisto col dire che il bivio era almeno 10 km fa e che cazzo, non posso dormire neanche per 10 minuti che lei sbaglia strada.

All’alba delle 11 siamo accanto all’alimentari - che non avevano spostato - a fare la seconda colazione.

Ripartiamo per la strada tutte curve e mi rendo conto che Val non sa fare le curve. O meglio lei le fa come le risulta più comodo. Sono gli altri che si devono spostare…

Arriviamo dopo un sacco di altro tempo perché tiene una conferenza erudita sul perché alla croce rossa sono tutti fascisti, armati e collusi con l’esercito. Faccio finta di oppormi fermamente al suo delirio politico – sociale, ma di fatto non me frega niente. Di fatto ho solo sonno.

Arriviamo nel cucuzzolo della montagna sperduto spelacchiato nuvoloso ventoso. Solo grigio intorno a noi e pochi altri sparuti camminatori della domenica. Io sfoggio il mio miglior abbigliamento da montagna: scarpe tattiche, pantaloni tattici, felpa con cappuccio tattica, giubbino impermeabile tattico, zainetto tattico, occhiaie da morto. Val, invece, sembra pronta per andare ad una manifestazione dei no global: anfibi, pantaloni con tasche e cerniere ovunque, felpa scura, giubbino Jeans, fularino freak.

Partiamo alla volta del cucuzzolo pelato, io mi metto subito a cercare i funghi, Val fa conversazione con il solito vecchietto rompi palle socievole spuntato con i funghi chissà da dove.

- Val, smolla il vecchio e vieni a dirmi che fungo è!

Il fungo è il piccolo funghettino che stavamo cercando, il primo di una lunga serie, speriamo.

Mi ributto a testa bassa tra l’erba. Mi sento il segugio da montagna.

Val mi porta più in su perché più in su ecc… insomma si è rotta di stare dove stiamo.

Ok la seguo, la buona riuscita della prima grufolata tra l’erba mi ha messo di buon umore e mi evita di sentire il freddo porco che c’è su sto cucuzzolo spelacchiato frustato da un inclemente vento che soffia a raffiche traditrici da ogni direzione.

Dopo un po’ ne troviamo qualche altro e qualche altro ancora ma dopo un altro po’ ci rendiamo conto che il bottino è magro e che la luna non è stata ancora piena e che forse le congiunzioni astrali non hanno influito come dovevano e forse boh!

Il tempo si fa sempre più cupo ma io mi sento determinata nella ricerca, Val invece dice che dobbiamo cercare la valletta. Ma quale valletta? La valletta dove c’è una sorpresa che vuole farmi vedere.

Comincia a girovagare, vorrei cercare ancora qua e là ma lei dice che assolutamente devo vedere la valletta con il pene inseminatore della terra. – In che senso?

- Poi lo vedi e capisci- mi dice.

Io ho freddo, sto vento mi entra ovunque, le nuvole sono praticamente tutte intorno a noi e gli altri sparuti camminatori della domenica non si vedono più. Val si rompe di cercare la valletta con il pene in erezione inseminatore della madre terra….

Torniamo al praticello precedente e ci troviamo in altro no global appena scappato da una manifestazione con accanto un vitello satanico a forma di cane che gli fa da guardia mentre tutto incazzato cerca fra i ciuffi d’erba.

Noi gli stiamo a debita distanza anche se la sua apparizione tra i cespugli ci fa ridere parecchio, quei pochi funghi che sono spuntati li sta massacrando con il bastone che usa come fosse la falce dell’olocausto.

Dopo un po’ incrocia il nostro girovagare infruttuoso e ci chiede – Li avete trovati?

Noi facciamo le vaghe – Si qualcuno, proprio nel posto dove eri tu prima.

- Per forza quella è una fungaia!

La fungaia di mamm’tà! Levati dal nostro posto e soprattutto smettila di massacrarlo! Ma non glielo dico; non trovo giusto offendere le persone gratuitamente solo perché hanno modi un po’ bruschi e smaniosi e soprattutto un vitello satanico a forma di cane che fa loro da guardia.

A quel punto…

A quel punto mi scende la catena. Ho sonno, due ore per notte non mi bastano, ho freddo e di cercare la valletta a forma di pene che insemina la madre terra non me ne può fregare di meno. Mi butto di nuovo nella ricerca ma sono nervosa e quindi non faccio altro che ispezionare ogni singolo ciuffo di erba, alla ricerca di qualche altro essere vivente, mi sento desolata qui. Prima ho visto una lepre molto da vicino. Ho urlato a Val di guardarla e lei mi ha chiesto se è buona con le patate.

Val scompare e ricompare a tratti. Io proseguo e trovo un rospo. – Val! Guarda!

Mi dice: - Leccalo!! E’ il rospo allucinogeno.- E scompare. Poi ricompare. Il cucuzzolo spelacchiato è deserto. Ho sempre freddo, sonno. Trovo una buca, mi ci infilo dentro e faccio la pipì, rispunto soddisfatta con la cintura in mano e mi trovo quasi faccia a faccia con un gentleman tedesco e gentile consorte. Dissimulo la mia mossa con la cintura, loro mi fanno un sorrisetto come a dire - no problem darling it may be possibile – o qualcosa di simile.

Cerco Val. L’ho persa e non la trovo più, continuo a cercare Val. Dove è finita sta cretina?

La trovo che fuma e mi dice di andare da lei. Uffa e salgo, uffa e salgo e mi indica… la valletta con il pene gigante che feconda la madre terra. Resto delusa perché pensavo che nella valletta potevamo andarci e trovare tanti funghi invece la valletta è un costone del cucuzzolo spelacchiato dove, non so per quale strano gioco di forme, sembra scavato nella terra un enorme pene in erezione con tanto di testicoli sotto.

-         Certo che è proprio grosso… Per inseminare la madre terra ce e vuole!

-         E non gli riesce neanche tanto bene visto che il cucuzzolo è spelacchiato.

-         Ma tu che te ne faresti di un arnese così?

-         Gli intimerei di stare lontano da me, oppure potrei usarlo come oggetto di arredamento in bagno.

-         Mah.. andiamo?

-         Andiamo!

Si scende per fortuna, oltre al freddo ho una fame porca e poi niente altro. Val insiste a dire che in un posto simile lei si sente in armonia con il tutto, lei respira in sincrono con il mondo, lei si sente carica di energia positiva e non sente ne fame, ne sete, ne sonno. Insomma tanti giri per dirmi che di tornare alla macchina non se ne parla. Va beh, facciamo un giro tra i faggi almeno li il vento non c’è.

Ed è qui che io mi perdo invece, tra gli alberi, protetta alla vista, cullata dai mille odori del sottobosco, incuriosita dai giochi di ombre e divertita dai funghi che sono spuntati copiosi. Amanita phalloides, ci risiamo con peni e falli, solo che questa è mortale, amanita panterina, varie russole, di boletus edulis neanche l’ombra, i gallinacci, le trombette del morto e … la bellissima amanita muscaria. Val dice che dobbiamo prenderla perché Ernesto che parla con dio - non ho capito se il suo dio personale o il pezzo grosso – le mangia dopo averle fatte bollire con procedimenti strani in modo da poter entrare nella dimensione estatica e comunicare con gli dei.

La prendiamo, tanto con ste facce, se ci fermano non ci chiedono di aprire gli zaini ma di consegnare le armi … terroriste.

Non so quanto siamo rimaste nel bosco, ma quando dai funghi siamo passate a parlare di risotto, abbiamo capito che era ora. Abbiamo seguito il torrente e siamo uscite dal boschetto.

Val si scorda che erano quattro ore che non mangiavamo niente e fa un rutto poderoso, di quelli da sospiro dopo cenone di Natale, che echeggia nella valle.

A quel punto ci troviamo di fronte a due tipi in maglietta e scarponi che discutono fra loro sulla necessità di “svuotare il lago” insomma gli informatori scientifici del bosco.

-         Ah Val, ma questi sono proprio fuori, ma li senti?

-         Ma che dici?

-         Senti, insistono con la storia di svuotare il lago!

-         Allora seguiamoli sti coglioni!

-         Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Rutto. Ah!! Ah!!

-          Val, ma ancora? Guarda che non abbiamo mangiato!

-         No, ma a me l’aria di montagna mi dispone bene, proprio bene, come faccio i rutti in montagna da nessun altra parte.

Li troviamo dopo la cunetta intenti a camminare su una passerella di ferro posta tra due rocce che sovrasta una pozzetta poco più che una pozzanghera!

-         Ah! Ah! Ah! Val andiamo che qui stanno facendo le cose importanti. Devono svuotare la vasca da bagno!

-         Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Rutto. Ah!! Ah!!

-         E basta! Spaventi le lepri!

Ormai siamo alla macchina, imbocchiamo il sentierino sterrato, e dopo un po’ ci rendiamo conto del folto  gruppetto di gente che passa alla nostra sinistra. Io e Val rallentiamo il nostro incedere fermo e deciso da montanare, e li osserviamo passare. Una ragazzina dice al babbo, quasi disperata, che le va il vento negli occhi, un altro ragazzino sembra appena stato rapito da un rave party, un altro ha lo stesso sguardo del primo, però ha gli scarponi da montagna e poi seguono i genitori.

-         Ah Val, ma è tardi, qui tra poco fa buio, fa un freddo porco e a breve piove e questi dove vanno cosi conciati?

-         Ma poi, guarda a quel ragazzino quanto gli girano le palle!

-         E la tizia con i pantaloncini che fa figo con sto freddo porco?

-         Facciamo ridere vero?

-         Cosa?

Il tipo che ho di fronte mi guarda dal cappuccio sorridendo divertito e mi ripete

 – Facciamo ridere vero?

Io gli rispondo - Anche noi.

Il gruppetto ci supera io e Val ci guardiamo, cominciamo a ridere in modo convulso, ci buttiamo in terra e ridiamo e vedo Gon che mangia i funghetti con l’orso nel bosco e tutto mi si rivela in un istante.

Io e Val siamo completamente fuori, siamo allucinate e non ce n’eravamo accorte.

Faccio una veloce carrellata di quanto abbiamo fatto fin ora e tra le risate più sfrenate tento di dire a Val che i tipi l’hanno sentita ruttare, ci hanno sentite quando li prendevamo per il culo con la storia del lago, l’allegra comitiva ha visto sulle nostre fecce e sentito i nostri commenti su di loro..

Ma non è un nostro problema e ancora meno un mio perché “Val ho fame!”

-         Ma come fai ad avere fame?

-         Ma cazzo! Voglio la torta!

-         Ok andiamo al rifugio.

Entriamo e troviamo una stufa bella, le tovaglie a quadri rossi, fa caldo e sul bancone c’è una torta bellissima … chiediamo due pezzi di torta e due the. Io mi sento felice e rido, anche Val ride, ci guardiamo intorno e ridiamo.

-         Hai visto quello come ci guarda male?

-         Ma chi?

-         Il barista!

-         Chi? Quel ciccione sotto alla testa di daino imbalsamata? Guarda, sono uguali, hanno la stessa espressione … morta!

-         Lui è sempre così, anche le altre volte che sono venuta è sempre incazzato e guarda male tutti. Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!!

Un dubbio si fa largo nella mia mente. Noi siamo ancora sotto effetto di allucinogeni infatti anche l’alce mi sta guardando, e non moduliamo il tono di voce. Forse ci sentono tutti? Ma è solo il dubbio di un momento e poi penso che Val sogni riguardo al grugno del ciccione. Ma mi giro e in effetti il tipo ci guarda veramente male.

Allora ho una folgorazione. Il tipo ha preso in gestione il rifugio che è parecchio isolato, quindi, quando vede gente è un po’ scontroso, in più, quelli che arrivano al suo rifugio si sganasciano tutti dalle risate, lui non ne capisce il motivo e si incazza. Tutti gli abitanti del luogo sanno perché la gente quando scende dal cucuzzolo ride, ma non lo dice al gestore del rifugio perché è incazzoso, e più gli altri ridono e più lui si incazza…. E insomma… Val concorda con la mia ipotesi.

-         Val andiamocene va, che sennò mi scende la catena.

Usciamo e piove, piove tanto. Pensiamo ai gitanti della domenica incontrati prima… E poi siamo noi quelle fuori. Accanto al rifugio c’è un laghetto e mentre passiamo un guizzo argenteo nell’acqua attrae la nostra attenzione.

-         Ma qui ci sono i pesci! Ora vado a prendere la canna!!! Ce l’ho in macchina! Posso pescare!

-         Ma che dici Val, qua ci menano se solo la tiri fuori! Accidenti a te e alla tua idea del cazzo di comprare la canna da pesca, brutta assassina!

-         Ma io l’ho comprata per pescare sugli scogli. Mi metto lì, con la seggiolina, il giornale, guardo il mare e pesco e poi mangio quello che ho pescato. Ripercorro l’antico rito del pescatore, l’eterna sfida per la sopravvivenza dell’uomo, solo io e il mare!”

Ma siamo in Emilia mi dici dove li trovi gli scogli? Andiamo via che piove, il massimo che puoi fare è andare in un laghetto sportivo a massacrare il palato di qualche povera trota smunta, buttata nel lago il giorno prima.

-         Sti stronzi, non me li fanno neanche portare a casa, va beh che l’unica volta che sono andata a pescare al laghetto non ho preso niente. Sti pesci stronzi si mangiavano tutta la pastura, alla faccia mia.

-         Muoviti cammina.

Val si mette al volante. Se non sa fare le curve da sana, da allucinata come le farà? … CONTINUA

postato da: dilaniagrini alle ore 00:43 | Permalink | commenti (1)
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