Psilocybe 3/3
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- Vedrai che il tuo mentore ti aspetta!
- Se il mio mentore aspetta noi, fa in tempo ad invecchiare, visto che siamo in piena collina perse chissà dove ed è assurdo pensare che il mio mentore sia lì sta sera, che voglia fare il mio mentore, e soprattutto io non ho bisogno di un mentore, ma di un editore.
- Ah,… ma no, ascolta me, hai bisogno di un mentore. Io ti faccio da agente, tu cambi stile e il mentore ti dice cosa devi scrivere.
- Ah, sono commossa, non piaccio neanche a quella che si spaccia per mia agente. Ho sicuramente un futuro.
Potrei anche deprimermi adesso, ma rido anzi ridiamo perché, dopo aver trovato qualche incoraggiante cartello che indicava la “Sorgente Solforosa” abbiamo perso di nuovo le tracce del posto. Stiamo percorrendo una stradina sterrata al buio in un posto sconosciuto alla ricerca di un luogo che puzza di buco di culo giallo. La stradina finisce davanti a un cassonetto.
- Val, il posto non lo abbiamo trovato. Niente cibo, niente vino, niente torta e niente trota. Però se vuoi buttare la monnezza….
- Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!! Ah! Ah!! Ah!!
- Guarda! Guarda!
- Cosa! non mi strattonare!
- È lì!
Meraviglia delle meraviglie! Sulla nostra sinistra appoggiata alla collina, con davanti un laghetto c’è una piccola casetta bianca, attorniata da tanti bei tavolini. Luci e calore filtrano dalle sue ampie finestre e noi ci sentiamo alla fine di molte cose. Stanche, affamate, bisognose di luce e affetto. Non ci siamo perse, non dobbiamo tornare indietro senza neanche scendere dalla macchina. Proseguiamo fino al parcheggio, scendiamo incredule. Non possiamo soffermarci troppo a guardarci intorno perché piove. E allora entriamo.
Una luce calda e allegra ci accoglie, al centro della stanza sta un camino aperto sui quattro lati, ci sono molti tavoli apparecchiati e un piccolo palco con una groosssa batteria!
Oohh! Oohh!
Non risponde nessuno. In fondo, dalla cucina, fuggevoli sagome passano veloci dai fornelli alla dispensa … dispensa … torta.
Val si dirige verso il bagno mentre un uomo si avvicina a noi, lei mi dice di non dire niente del sito.
Il tipo mi si mette davanti a braccia incrociate, sorride visibilmente incuriosito, come se qualcosa fosse terribilmente buffo. Se si guardasse il cappello riderebbe sicuramente di sé. Il cappello!!!!! Folgorazione!! Il capello a scacchi bianchi e neri!!! La foto! Il sito!! E’ lui! Il mio uomo! Il cuoco!!! Balbetto qualcosa tipo ciao scusa abbiamo fame…
Ma non tiene, io so che lui sa che io so…. E mi dice:
- Ora tu mi spieghi come mai siete capitate qui…
- Eh! - Val non c’è, non torna, io non riesco a dire, cosa dico, non so!
- Eh sai, abbiamo seguito il link del tuo sito e allora abbiamo visto il sito…
- Ah, si? Quale sito?
- Eh! Quale sito? Quello della casa… no, non lo so bene, devi fartelo dire dall’altra ragazza che è lei che lo ha trovato.
Ho fatto di nuovo la rana dalla bocca larga. Cosa mi aveva detto Val? Di non dire niente del sito! E allora perché mi ha lasciata sola mentre avevo la folgorazione? Ecco cosa succede poi!
Val torna, io ho la faccia colpevole.
- Beh?
- Beh?
- Non ti sei neanche seduta?
- No, non sapevo quale tavolo scegliere, sono tutti prenotati.
- Come prenotati?
- L’ha detto lui, c’è il concerto stasera!
Intanto lui torna da noi. La prima cosa che chiede è quale sito. Val mi fulmina e mi dice perché l’ho detto? Io gli rispondo che non sapevo cosa dire, e poi lei mi dice, ma uffa, io gli dico che vuoi da me, e insomma e poi …il tipo ci sta guardando ancora più divertito.
Val gli spiega che il sito è quello del gruppo indipendente di artisti… quello …
- A Si! Ho capito!
Lui ci guarda, la domanda c’è l’ha scritta in faccia ma Val magistralmente gli risponde con un'altra domanda:
- Fate pesca sportiva?
- Ah, il laghetto?
- Si, io pesco - ma non è vero, che dice! Ha una canna da pesca comprata l’altro ieri all’iper coop per 17 euro - Ma poi i pesci si possono portare via?
- Beh veramente no!
- E perché no? – Val si sta alterando,un uomo le ha detto un no, solo che questo uomo è il cuoco, non bisogna mai contraddire un cuoco. Massimo rispetto ai cuochi, accidenti Val.
- Beh, sai, io non ripopolo il laghetto quindi se si tolgono poi non ne restano e inoltre ci sono solo carpe che sono piene di spine, insomma di solito non si mangiano.
- Ah! Insomma, io devo fargli un buco nel palato e poi non mangiarle, così senza scopo, a che serve?
Il cuoco deve decidere se inalberarsi o prenderla a scherzo, mi guarda, io sorrido imbarazzata. Val prova a rincarare la dose, allora intervengo io a dirle la cosa più ovvia ovvero così è, se non ti piace non fare la pescatrice. Val capisce, meno male, capisce che sta sparando cazzate.
Il cuoco ci fa sedere. Sto intensamente sperando che si accorga che siamo in funghetto o addizionate con qualche sostanza, lo spero, altrimenti ci prende per due deficienti.
Ma lui sorride dolcemente, riattizza il fuoco, ci fa accomodare e ci chiede cosa vogliamo mangiare, ci consiglia il vino, sorride con noi. Anche Val sembra aver seppellito l’ascia di guerra.
Poi ci porta un sacco di cose buone, il vino ottimo e il camino che crepita accanto. Poi arrivano i musicisti. Io rido abbastanza apertamente perché non li fanno più così. Ma da dove sono usciti? Sembrano appena scappati da Woodstok quello degli anni ’70 però!
Ma sono tranquilli. Noi, uniche clienti, continuiamo a mangiare e a chiacchierare con il cuoco. Val subito gli intima di spiegarci perché non ci sono i libri i Bukowski come chiaramente indicato nel sito.
Il cuoco spiega con il suo sorriso gentile. Capisco, la sta piano piano disarmando … Eh! Eh! Pesciolini nel laghetto iniziate a festeggiare! Nel gelido cuore Val si sta creando una breccia! Magari il cuoco è sposato con 4 figli, ma non è questo che conta, è importante quello che provoca in Val.
Non la riaggredisce, la mette a suo agio. Di solito Val è a suo agio quando non ci sono uomini sconosciuti…
Ci vizia e ci sazia con cose buone e calde e il vino è proprio quello che ci voleva. Ah! Ora mi sento in pace, tranquilla, con gli occhi di fuori ma tranquilla. Finisco con calma il mio piatto e poi forse…. La torta.
- Andiamo?
- Dove?
- Via, andiamo?
- No perché?
- Voglio fumare qui non si può.
- Vai fuori.
- Piove.
- C’è il pergolato.
- Ci sono i cantanti.
- Sono capelloni ma non mordono.
- E dai vieni con me.
- Sto finendo di mangiare.
- Dai finisci che poi ce ne andiamo.
- No, vai a fumare, poi torna e poi con calma decidiamo.
- E dai!
- No!
- Uffa!
- E vai!
Mi metto con le spalle nel camino, che posto strano, o forse siamo noi strane. Stranite ma anche strane. La costante sensazione di non avere un posto nel mondo è l’energia che mi unisce così profondamente a Val. In effetti siamo due donne, ragazze, strane, con tante amiche, pochi uomini, molti sogni troppe frustrazioni e la voglia di fare qualcosa per qualcuno, di essere parte di un qualcosa, di trovare qualcosa che ci rappresenti, con il quale poterci identificare. Noi grandi donne emancipate indipendenti, tendenti alla depressione, tendenti alla nevrosi, tendenti alla lotta, tendenti all’arte, verso un’innocenza che non ci serve ma che non abbandoniamo.
- Andiamo?
- Val ma che palle!
- Il tuo mentore non c’è.
- Non ho bisogno di un mentore.
- Uffa.
- Uffa tu.
Val alla cassa parla con il cuoco dopo un po’ mi avvicino. Ci offre dell’ottima grappa. Qui tutti hanno dell’ottima grappa fatta da loro. Ci spiega i segreti della distillazione casalinga.
Usciamo. Sento su noi il suo sguardo divertito.
Fuori piove ancora, è tutto buio. Le ruote della macchina scricchiolano sul brecciato. Abbiamo ancora tanta benzina e le strade da scoprire sono ancora tante.

